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IL PROGRESSO
(Racconto breve)
Immobile, su un masso della scogliera a
pescare.
Lo faceva tutti i pomeriggi Alfredo, da
quattro anni, quando il clima lo permetteva.
Una moglie che manifestava affetto per
lui, una figlia che studiava con profitto architettura ed il tempo per
gustarsi il suo hobby, erano le importanti certezze che aveva.
Con gli occhi sul galleggiante
ascoltava l’acqua che accarezzava gli scogli quando gli si avvicinò un
signore distinto, dall’abbigliamento insolito, che con occhiali neri e
lungo soprabito verde gli si sedette a fianco e iniziò a seguire l’atto
della pesca.
Questo quel che notò Alfredo.
"Giornata pescosa", disse a voce alta
per attrarre l’uomo verso il rapporto amichevole. "Le faccio vedere che
entro cinque minuti tirerò su un grosso pesce".
Il signore non replicò. Attese un
istante prima di alzarsi e incamminarsi verso l’auto del pescatore..
L'anziano si girò per seguirlo
con lo sguardo e rimase stupito quando quello sollevò il
tergicristallo e disegnò sul vetro, con qualcosa che era simile al
carbone, una grossa croce.
"Ehi, cerca qualcosa… , o… Che fa
lì?"
Bastò l’accenno d’irritazione del
‘vecchio’ perché il signore si voltasse e si incamminasse a passi lunghi
verso di lui. Arrivatogli vicino si piegò e raccolse
un bicchiere di plastica. Lo guardò mostrandolo anche ad Alfredo e poi
lo rimise delicatamente a terra nella stessa posizione. Si volse verso
il pescatore e sorridendo lo indusse a fare altrettanto. Poi si
piegò ancora, prendendo l’involucro di un pacchetto di sigarette. Si
rialzò e lo mostrò al vecchio compiendo le stesse gesta di un minuto
prima.
"Scusi", disse Alfredo. "Sono qui per
rilassarmi e non ho voglia di osservarla mentre fa cose strane"
Rivolse gli occhi verso il mare, "Se vuole può sedersi, ma non mi
distragga". Poi, alzando leggermente il tono della voce "Sporca sempre le macchine degli altri? Chi
è lei?>> gli domandò.
"Alfredo, io sono una morte".
Dicendo questo, il signore si sedette
su una sporgenza posta di fronte all'uomo, a circa due metri da lui..
Alfredo inspirò a fondo, gonfiando il
petto nella sempre più stretta camicia.
"Lei è la morte? Tu sei la morte?"
"No. Sono una morte", calmo, disse l'altro.
Scandendo le parole.
"Come conosce il mio nome? Che vuole
da me?", chiese Alfredo portando una mano sul volto.
Il signore diede uno sguardo al golfo,
poi puntò l’anziano con l’indice destro. "Se vuole le spiego perché sono qui",
disse.
Alfredo prese una liquirizia dalla
tasca e la mise tra i denti. Poi tirò su il galleggiante come per
controllare l’amo e cercare di riportare le cose alla normalità.
"Lasci perdere. Rilanci quei due pesci in
acqua".
Stette qualche attimo senza parlare.
"Quanto le dirò le farà vedere le cose
in maniera diversa. Diventerà un uomo saggio. Tutti lo divengono dopo
avermi visto".
"Ma... qual è il suo nome?", chiese
il pescatore.
"Non ho un nome. Sono una morte".
"In che senso?" Poi sorridendo lievemente,
"Mi sembra un brutto scherzo. Chi l'ha mandata?"
"Sua moglie si chiama Wanda, Daniela si
laureerà tra due anni in architettura, questa notte è scattata la
sveglia alle tre e ventidue ed io sono una morte".
La faccia di Alfredo si trasformò.
Lasciò scivolare la canna dalle mani e iniziò a sudare. Si
sbottonò la camicia per allentare la pressione sulle vene del collo e con un sorriso forzato tirò un altro lungo
sospiro. Ingoiò e sbottonò la parte superiore della camicia per liberare
anche le gonfie vene del petto.
"Ha caldo Alfredo?" gli domandò quello guardandolo
attraverso le nere lenti.
"Finalmente inizia a capire".
Levandosi poi gli occhiali, disse, mostrando
degli occhi umani color erba: "Le vostre reazioni si assomigliano".
"Che intende dire? Che intende fare?
Perché è venuto proprio da me?"
"Non sono venuto io da lei. Mi ci hanno
mandato. Sono stati i suoi amici", disse rimettendosi gli occhiali.
"Quali amici?"
"Quelli che non la conoscono
personalmente, ma dicono di essere suoi amici. Assieme ad altri
che la conoscono e le spezzano la vita da vicino. Le hanno regalato la
morte".
"Cosa significa? Dove sono questi
amici?"
"Li incontra per strada, o li vede in
televisione, o trova i loro nomi sui cartelloni pubblicitari. Pensi alla
frutta con antiparassitari ancora attivi, la carne con gli estrogeni, le grosse spigole rese belle dalla polvere
di ossa di animali malati. E questi
amici, con il loro modo di fare, ingannano anche se stessi".
"Che c’entro io? Proprio io che sto
attento a non inquinare, a non gettare rifiuti per strada, a comprare
prodotti ecologici. Io che non fumo, che penso al futuro di mia figlia?
Ma che scherzo del cacchio è questo?", disse scoppiando a piangere. "Chi è
lei?"
"La Morte… dell’ambiente".
Nessuna altra riflessione per un po’ e
il rumore sordo dell’acqua che divenne un frastuono doloroso.
Agli occhi dell’anziano il mondo mutò
forma, sotto l’impulso di punti di vista diversi da quelli quotidiani.
Si alzò e iniziò a passeggiare su e
giù davanti a quello sguardo cupo continuando a lacrimare visibilmente.
"Vengo qui
proprio per respirare un po’ d’aria pura".
"Quale aria pura?" venne interrotto
seccamente. "Devo entrare nel suo corpo e morirà tra cinque mesi.
Meriterebbe di vivere a lungo, ma questo non conta. Aria pura? Che
frase! Che fine farebbero i gas di scarico di auto e camion che le
camminano davanti quando viene a pescare? E i veleni delle scorie di
quelle industrie che vede laggiù?"
"Lo so!" disse Alfredo.
"Residui nucleari ad alto rischio.
Boschi e spiagge pieni di rifiuti".
"Ci sono troppi interessi", disse
l’anziano.
"Ma mi ascolti!" intervenne il giovane. "La maggior parte di voi non ha rispetto per quel che possiede
e per quello che possiedono gli altri. La superficialità rende la gente
pericolosa. Mi dispiace che il loro comportamento debba condizionare la
vita di un uomo per bene e debba far morire, assieme a lei, altra gente
rispettosa del prossimo. Non molto tempo fa c’erano solo
altre morti. Ora ci sono anche io e più aumenta la conoscenza ed il
progresso incauto, più sono chiamato a intervenire. Tra non molto
potrei esserci solo io e potrei dovermi presentare a tutti nello stesso
momento. Chissà… Effetto serra ed eventi atmosferici violenti, scorie
radioattive, buco nell’ozono, virus, o altro. E,... ascolti Alfredo",
disse facendo un passo indietro "niente dipende da me. L’umanità mi ha
generato e mi sta alimentando".
"Ma perché è venuto proprio da me?"
"Al momento giusto, vado anche dagli
altri", concluse.
Portò la mano sinistra sugli occhi
Alfredo e la tenne a lungo.
Rifletté su quanto ascoltato e con
lucidità passò in sequenza le immagini della sua vita. In quanto sudiciume chimico aveva
vissuto.
«Che confusione», pensò. «Non è
possibile».
"Non è possibile", urlò.
"Non è possibile".
Molto lentamente fece scivolare la mano
dal volto.
Piano.
Tenendo ancora gli occhi chiusi.
"Non è possibile", continuò a dire con la
pelle madida per le lacrime.
Allentò leggermente le palpebre,
facendo entrare un po' di luce tra le ciglia. Gli sembrò che i raggi
luminosi provenissero da lontano; era l’azzurro mare a rifletterli.
Strinse gli occhi per un istante ancora e poi li aprì di scatto. Li
battè poi con frequenza e incredulo restò abbagliato dai colori vivi e
chiari della profondità.
Nessuno davanti a lui.
Non pensò più a nulla. Poi cose
confuse.
Si sedette più comodamente e allentò
le mascelle liberando il respiro dalla morsa dell'angoscia. Accavallò
quindi le gambe portando indietro le braccia per reggere la schiena.
Un incubo da società dell’informazione.
Era disorientato; quella
voce nitida. L’uomo distinto e gentile che gli diceva di essere ‘una morte’ e di voler entrare in lui. Incredibile e ridicolo
allo stesso
tempo.
Si voltò di lato, di scatto, e si
distese pienamente quando vide il parabrezza limpido. Tirò un altro
lungo e ristoratorio respiro aprendosi in un pianto, questa volta solo emotivo.
Dalla macchina, dirigendosi verso casa,
osservò i danni che l’uomo fa a se stesso. Mai aveva fatto caso a quanto
le persone, in genere, se ne infischiano dei pericoli con falsa
o vera inconsapevolezza.
Vide dei rifiuti sulla spiaggia ed a
bordo strada. Del fumo in lontananza. Notò come gli odori della natura
fossero sopraffatti da una miscela di gas letali.
"Figli di puttana!" esclamò passandosi le nocche sugli
zigomi per
asciugarsi da quelle gocce sempre gonfie.
"Ma io non morirò!"
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