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ALESSANDRO LABONIA

 

Alessandro Labonia è possessore delle lauree in Scienze dell'informazione ed Informatica Specialistica conseguite alle Università di Bari e Udine, ed è abilitato alla professione di Ingegnere dell'Informazione.

Dal 2002 al 2006 è stato Presidente Nazionale dell'ALSI (Associazione Laureati in Scienze Informatiche), ed è stato membro di commissioni nazionali che si occupano di riforma universitaria e delle professioni.
Ha partecipato ai lavori della commissione ministeriale (MIUR) che si è occupata di riforme delle professioni negli anni 2002-2005.

Ha esercitato per anni l'attività di manager informatico e docente e nel 2006 ha fondato la CSA Editrice.

Ha lavorato presso settimanali in qualità di redattore ed è stato direttore per quattro anni di ALSI News.

Ha pubblicato le opere di narrativa psicologica "Il Migliore", "Per essere il migliore", "I mangiatori d'energia" e "Non farti mangiare l'energia" e ha scritto numerosi racconti brevi. Con le sue opere ha vinto numerosi premi in concorsi letterari nazionali e internazionali.

Oltre che quella di editore ama svolgere l'attività di editor e tiene docenze in scrittura e scrittura creativa in corsi di base e avanzati per scrittori, docenti, professionisti vari e appassionati dell'arte dello scrivere.

 

labonia@csaeditrice.it

 

NON FARTI MANGIARE L'ENERGIA

(CSA Editrice - 2008)

CSA Editrice

Codice ISBN: 978-88-95030-37-1

Anno di Edizione: 2008

Numero di pagine: 112

Prezzo: 12,00

Genere: Romanzo

Un Libro per chi vuole reagire

Chi sono i mangiatori d’energia? Quanti sono e perché ci insidiano infidamente? Possono addirittura portarci alla morte psichica e inconscia prima, e fisica poi?

I mangiatori d’energia masticano, triturano, rendono in poltiglia, assorbono la sostanza e rilasciano le scorie.

“Non farti mangiare l’energia!” raccomanda insistentemente Elly a Stefano. Ed entrambi lottano con coraggio per difendersi e spingono le persone di valore a fare altrettanto.

 

www.csapromodis.it - www.ibs.it - www.unilibro.it - EDIQ distribuzione - LS Distribuzione

 

 

I MANGIATORI D'ENERGIA

(Princesse editrice - 2004)

 

Romanzo induce il lettore a riflettere su

- rapporti di coppia

- rapporti genitore figlio

- l’aggravarsi repentino delle problematiche ambientali

- la malattia

- la droga

- le scelta politiche di alcuni importanti capi di Stato

- le scelte dei ‘padroni’ delle multinazionali

- le problematiche inerenti la crisi occupazionale

- Il ‘senso del potere’

 

L’ambientazione è gelida. Il ritmo ed i contenuti sono inquietanti. E il lettore resta ‘legato’ per due ore pensando ai propri mangiatori d’energia.

 

 

IL MIGLIORE
"Non sarò Friedrich Nietzsche ma neanche lui era Alessandro Labonia"
(Ioppolo Editore - 1996)


Premessa
 

è a quelli di voi che pensano di non potersi esprimere per quel che valgono a cui mi rivolgo. Quelli che non 'leggeranno' le pagine da qui a venire ma si tufferanno tra i concetti su esse esposti per liberare la propria mente ed assieme ad essa la vitalità repressa, vittima del partner, del padre, della figlia, dei governanti, dei mezzi di informazione, dei luoghi comuni, dei libri, della memoria.
Chi ha qualcosa dentro, tra un po’ la tirerà fuori e proverà una sensazione nuova:
sentirà di non essere solo.

 

 

IL PROGRESSO

(Racconto breve)

 

Immobile, su un masso della scogliera a pescare.

Lo faceva tutti i pomeriggi Alfredo, da quattro anni, quando il clima lo permetteva.

Una moglie che manifestava affetto per lui, una figlia che studiava con profitto architettura ed il tempo per gustarsi il suo hobby, erano le importanti certezze che aveva.

Con gli occhi sul galleggiante ascoltava l’acqua che accarezzava gli scogli quando gli si avvicinò un signore distinto, dall’abbigliamento insolito, che con occhiali neri e lungo soprabito verde gli si sedette a fianco e iniziò a seguire l’atto della pesca.

Questo quel che notò Alfredo.

"Giornata pescosa", disse a voce alta per attrarre l’uomo verso il rapporto amichevole. "Le faccio vedere che entro cinque minuti tirerò su un grosso pesce".

Il signore non replicò. Attese un istante prima di alzarsi e incamminarsi verso l’auto del pescatore..

L'anziano si girò per seguirlo con lo sguardo e rimase stupito quando quello  sollevò il tergicristallo e disegnò sul vetro, con qualcosa che era simile al carbone, una grossa croce.

"Ehi, cerca qualcosa… , o… Che fa lì?"

Bastò l’accenno d’irritazione del ‘vecchio’ perché il signore si voltasse e si incamminasse a passi lunghi verso di lui. Arrivatogli vicino si piegò e raccolse un bicchiere di plastica. Lo guardò mostrandolo anche ad Alfredo e poi lo rimise delicatamente a terra nella stessa posizione. Si volse verso il pescatore e sorridendo lo indusse a fare altrettanto. Poi si piegò ancora, prendendo l’involucro di un pacchetto di sigarette. Si rialzò e lo mostrò al vecchio compiendo le stesse gesta di un minuto prima.

"Scusi", disse Alfredo. "Sono qui per rilassarmi e non ho voglia di osservarla mentre fa cose strane" Rivolse gli occhi verso il mare, "Se vuole può sedersi, ma non mi distragga". Poi, alzando leggermente il tono della voce "Sporca sempre le macchine degli altri? Chi è lei?>> gli domandò.

"Alfredo, io sono una morte".

Dicendo questo, il signore si sedette su una sporgenza posta di fronte all'uomo, a circa due metri da lui..

Alfredo inspirò a fondo, gonfiando il petto nella sempre più stretta camicia.

"Lei è la morte? Tu sei la morte?"

"No. Sono una morte", calmo, disse l'altro. Scandendo le parole.

"Come conosce il mio nome? Che vuole da me?", chiese Alfredo portando una mano sul volto.

Il signore  diede uno sguardo al golfo, poi puntò l’anziano con l’indice destro. "Se vuole le spiego perché sono qui", disse.

Alfredo prese una liquirizia dalla tasca e la mise tra i denti. Poi tirò su il galleggiante come per controllare l’amo e cercare di riportare le cose alla normalità.

"Lasci perdere. Rilanci quei due pesci in acqua".

Stette qualche attimo senza parlare.

"Quanto le dirò le farà vedere le cose in maniera diversa. Diventerà un uomo saggio. Tutti lo divengono dopo avermi visto".

"Ma...  qual è il suo nome?", chiese il pescatore.

"Non ho un nome. Sono una morte".

"In che senso?" Poi sorridendo lievemente, "Mi sembra un brutto scherzo. Chi l'ha mandata?"

"Sua moglie si chiama Wanda, Daniela si laureerà tra due anni in architettura, questa notte è scattata la sveglia alle tre e ventidue ed io sono una morte".

La faccia di Alfredo si trasformò. Lasciò scivolare la canna dalle mani  e iniziò a sudare. Si sbottonò la camicia per allentare la pressione sulle vene del collo e con un sorriso forzato tirò un altro lungo sospiro. Ingoiò e sbottonò la parte superiore della camicia per liberare anche le gonfie vene del petto.

"Ha caldo Alfredo?" gli domandò quello guardandolo attraverso le nere lenti.

"Finalmente inizia a capire".

Levandosi poi gli occhiali, disse, mostrando degli occhi umani color erba: "Le vostre reazioni si assomigliano".

"Che intende dire? Che intende fare? Perché è venuto proprio da me?"

"Non sono venuto io da lei. Mi ci hanno mandato. Sono stati i suoi amici", disse rimettendosi gli occhiali.

"Quali amici?"

"Quelli che non la conoscono personalmente, ma dicono di essere suoi amici. Assieme ad altri che la conoscono e le spezzano la vita da vicino. Le hanno regalato la morte".

"Cosa significa? Dove sono questi amici?"

"Li incontra per strada, o li vede in televisione, o trova i loro nomi sui cartelloni pubblicitari. Pensi alla frutta con antiparassitari ancora attivi, la carne con gli estrogeni, le grosse spigole rese belle dalla polvere di ossa di animali malati.  E questi amici, con il loro modo di fare, ingannano anche se stessi".

"Che c’entro io? Proprio io che sto attento a non inquinare, a non gettare rifiuti per strada, a comprare prodotti ecologici. Io che non fumo, che penso al futuro di mia figlia? Ma che scherzo del cacchio è questo?", disse scoppiando a piangere. "Chi  è lei?"

"La Morte… dell’ambiente".

Nessuna altra riflessione per un po’ e il rumore sordo dell’acqua che divenne un frastuono doloroso.

Agli occhi dell’anziano il mondo mutò forma, sotto l’impulso di punti di vista diversi da quelli quotidiani.

Si alzò e iniziò a passeggiare su e giù davanti a quello sguardo cupo continuando a lacrimare visibilmente. "Vengo qui proprio per respirare un po’ d’aria pura".

"Quale aria pura?" venne interrotto seccamente. "Devo entrare nel suo corpo e morirà tra cinque mesi. Meriterebbe di vivere a lungo, ma questo non conta. Aria pura? Che frase! Che fine farebbero i gas di scarico di auto e camion che le camminano davanti quando viene a pescare? E i veleni delle scorie di quelle industrie che vede laggiù?"

"Lo so!" disse Alfredo.

"Residui nucleari ad alto rischio. Boschi e spiagge  pieni di rifiuti".

"Ci sono troppi interessi", disse l’anziano.

"Ma mi ascolti!" intervenne il giovane. "La maggior parte di voi  non ha rispetto per quel che possiede e per quello che possiedono gli altri. La superficialità rende la gente pericolosa. Mi dispiace che il loro comportamento debba condizionare la vita di un uomo per bene e debba far morire, assieme a lei, altra gente rispettosa del prossimo. Non molto tempo fa c’erano solo altre morti. Ora ci sono anche io e più aumenta la conoscenza ed il progresso incauto, più sono chiamato a intervenire. Tra non molto potrei esserci solo io e potrei dovermi presentare a tutti nello stesso momento. Chissà… Effetto serra ed eventi atmosferici violenti, scorie radioattive, buco nell’ozono, virus, o altro. E,... ascolti Alfredo", disse facendo un passo indietro "niente dipende da me. L’umanità mi ha generato e mi sta alimentando".

"Ma perché è venuto proprio da me?"

"Al momento giusto, vado anche dagli altri", concluse.

 

Portò la mano sinistra sugli occhi Alfredo e la tenne a lungo.

Rifletté su quanto ascoltato e con lucidità passò in sequenza le immagini della sua vita. In quanto sudiciume chimico aveva vissuto.

«Che confusione»,  pensò. «Non è possibile».

"Non è possibile", urlò. "Non è possibile".

Molto lentamente fece scivolare la mano dal volto.

Piano.

Tenendo ancora gli occhi chiusi.

"Non è possibile", continuò a dire con la pelle madida per le lacrime.

Allentò leggermente le palpebre,  facendo entrare un po' di luce tra le ciglia. Gli sembrò che i raggi luminosi provenissero da lontano; era l’azzurro mare a rifletterli. Strinse gli occhi per un istante ancora e poi li aprì di scatto. Li battè poi con frequenza e incredulo restò abbagliato dai colori vivi e chiari della profondità.

 

Nessuno davanti a lui.

Non pensò più a nulla. Poi cose confuse.

Si sedette più comodamente e allentò le mascelle liberando il respiro dalla morsa dell'angoscia. Accavallò quindi le gambe portando indietro le braccia per reggere la schiena.

Un incubo da società dell’informazione.

Era disorientato; quella voce nitida. L’uomo distinto e gentile che gli diceva di essere  ‘una morte’ e di voler entrare in lui. Incredibile e ridicolo allo stesso tempo.

Si voltò di lato, di scatto, e si distese pienamente quando vide il parabrezza limpido. Tirò un altro lungo e ristoratorio respiro aprendosi in un pianto, questa volta solo emotivo.

Dalla macchina, dirigendosi verso casa, osservò i danni che l’uomo fa a se stesso. Mai aveva fatto caso a quanto le persone, in genere, se ne infischiano dei pericoli con falsa o vera inconsapevolezza.

Vide dei rifiuti sulla spiaggia ed a bordo strada. Del fumo in lontananza. Notò come gli odori della natura fossero sopraffatti da una miscela di gas letali.

"Figli di puttana!" esclamò passandosi le nocche sugli zigomi per asciugarsi da quelle gocce sempre gonfie.

"Ma io non morirò!"

 

 

ALMENO UN BACIO

(Racconto breve)

 

Mi guardava.

Mi avevano detto che c’era da stare attenti alla nitida anima di quella donna. Ma io all’anima non credevo e sulle risposte del mio cuore non avevo che certezze.

"Che ne diresti di non vederci più?" mi chiese come scherzando.

Sembrò una domanda leggera, e la risposta che stavo per darle non sarebbe stata sincera. D’altra parte, al cospetto di una persona che mi stimava e che se mi allontanavo mi cercava, non c’era di che preoccuparsi.

Né più né meno che un gioco quella domanda, e una piccola prova di forza sarebbe stata la mia risposta, con la lucida certezza di riuscire a tener sempre il coltello dalla parte giusta.

 

E intanto, su quella soleggiata panchina del parco, la mia amica diveniva ancor più importante.

Con uno sfondo fatto da un vellutato prato verde, il suo verde, si amplificavano il suo carisma e la sua sicurezza.

Ma con i suoi occhi, prospetto dei pensieri, anch’ella mi guardava e… mi ammirava.

"Saresti tu a perderci", oppure "... e poi ci moriresti", stavo per dirle.

Quella ‘dolcezza’, però, non mi aveva dato le certezze assicuratemi da altre; era come me, purtroppo, e quindi indecifrabile, poco affidabile e anche per questo interessante.

Il mio cuore iniziò ad accelerare interpretando gli impulsi che gli provenivano dal mio inconscio.

La parte migliore della mia persona, davanti a una realtà a cui non aveva mai voluto dar peso, passò velocemente in rassegna un anno della mia vita al fianco di quella dolce donna e tutto il mio futuro senza il suo sorriso.

Una storia priva di prospettive, che si sarebbe potuta concludere proprio in quel momento.

Diventavo, infatti, consapevole che quella meravigliosa 'pelle' era disposta, pur di mettere un malinconico ordine nella sua vita, ad allontanarsi da me.

La guardai negli occhi e, per la prima volta, fui io a ripiegare lo sguardo.

Poi la riguardai raddrizzandomi sulla schiena.

Sorrise. Mi prese un braccio tra le mani e me lo strinse, e fu un contatto sinistro.

Ingoiai.

Poi  tossii per schiarire un voce che temevo svelasse il mio disagio e le risposi:

"Voglio stare con te!"

Ricordo che ci emozionammo entrambi, per fortuna.

E ora..., beh, in questa vita che non dà in genere molte gioie, ho almeno la possibilità di darle un bacio.

 

 

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Ci si può mettere in contatto con l'Autore inviando un'email a segreteria@autoriitaliani.it

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