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ERIKA DAGNINO
L'attività artistica di Erika
Dagnino comprende collaborazioni a riviste letterarie e di cultura tra cui
Quaderni d'Altri Tempi, FertiLILInfe, Il Fiacre N.9; alla rivista di ricerca
musicale Suono Sonda e al sito musicboom.it; collaborazioni con il
violinista d'avanguardia, free jazz Stefano Pastor e la casa discografica
Amirani Records del saxofonista Gianni Mimmo, per la quale ha curato le
liner notes all' Anthony Braxton Italian Quartet, Standards (Brussels) 2006.
Recorded live at PP café, Brussels, 6CDs-box.
Ha collaborato inoltre con artisti visuali, con il poeta e musicista inglese
Anthony Barnett, il poeta americano Mark Weber. Ha ricevuto riconoscimenti a
premi nazionali e internazionali di poesia, narrativa e teatro. Sue poesie,
racconti e pièce sono presenti in Antologie. Nel 2002 ha pubblicato i libri
di poesia Pizzica il vento le corde della sua arpa e Il canto del
cuore viandante. Nel 2007 il libro di poesia Spazi d'Afa, il
romanzo breve Ru e Fro, e l'opera multimediale Cycles (autori
E.D.; S. Pastor).
Nel 2008 i Racconti dell'ombra. Nel 2009 il libro Gèr e Màl.

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Autore: Erika Dagnino
Titolo: I CANTI
DELL'OCCHIO
Anno di Edizione:
2009
Numero di pagine: 48
Prezzo: 8,00
Genere: Poesia
Codice ISBN:
978-88-95030-82-1
CSA EDITRICE
Dalla
Postfazione di Massimo Caviglione
L’occhio,
perfezionatissima macchina ricettiva-trasmettitrice è un apparato
fisiologico del corpo umano – ma sarebbe interessante estendere il
discorso all’animale, presente/assente nel mondo così come abbiamo
l’ambizione di rileggerlo, culturalmente. E quindi doppiamente con la
vista del corpo e, metafora antichissima, dello spirito, figurato quasi
dotato di un megaocchio, acuto fino all’onniveggenza, lo strumento
visivo è veicolo di quel portento – sempre sfruttato, mai pensato
abbastanza – che è l’immagine. Si pensi all’importanza capitale della
vista in tutte le sue accezioni in campo artistico: la pellicola della
realtà, quella che ci scorre continuamente davanti, e che, per
un’alchimia, misteriosa e refrattaria ad ogni interpretazione, sfugge a
ogni parametro causale, e quella che semplicemente potremmo definire
“dentro la nostra testa”, vero motore di ogni più remota dynamis
dell’anima, di cui il sogno è soltanto la manifestazione più esibita.
Occhio come strumento, dunque, ma anche canale, proiettore e schermo
dell’immaginario, veicolo del possibile e dell’impossibile. Prendendo
come misura la Realtà, beninteso, quel campo di azione, retroazione e
inazione del Tutto, che, ancora una volta si riduce proprio alla somma
di quello che si “vede” e che non si “vede”, appunto. Poco importa se
con l’occhio della mente o del corpo, due in uno, uno più due.
L’importante è che l’Occhio è il vero e unico mezzo di trasporto
dell’Anima…
I canti dell’occhio
di Erika Dagnino sono appunto canti, quindi per autodefinizione
emissioni verbali e musicali di suono appartenenti/riguardanti l’udito e
l’orecchio, organo uditivo, che si riferiscono all’occhio, strumento
visivo per antonomasia. Ma il sensismo è il contrario della
fruizione-contemplazione poetica. Il canto vuole un soggetto, seppure il
più absconditus possibile, e un oggetto magari il più astratto e
inafferrabile, ed è appunto l’occhio contemplativo-contemplato ad
assumere la doppia funzione, materia e intonazione, referente e incipit
ispirativo dei componimenti. Anche qui, come in tutte le opere di
Dagnino, la parola trascolora (varia, nel senso di variazione, anche
musicale) nell’oggetto, che trascolora nell’Altro-da-Sé, quindi
nell’Altrove, nel Non-Oggetto, ovverossia l’oggetto quando perde la sua
abituale funzione referenziale per assumerne un’altra o mille altre, si
disoggettualizza dal contesto, perfino dal concetto, senza perdere la
sua sostanza immaginale. La narratività apparente, quella del dettaglio
minimo – seppure cantato concatenato ad altri dettagli – si disarticola,
e se l’occhio della mente è catturato dalla fabula poetica ne percepisce
il continuo spostamento, la messa in questione ontologica. La
narratività permane, ma è la narrazione a cessare di esistere nella sola
estrinsecazione spazio-temporale, e resta presente nella sua modalità di
corpostruttura, materia polidimensionale e ombra al tempo stesso di se
stessa. Corpo delle “cose” come contenitore, struttura, appunto, per un
contenuto immateriale, ma fisicamente imbevuto di materia altra,
strettamente apparentata all’extramateriale, con un anelito che diventa
realizzazione e attingimento mai appagato di quell’Altrove che, come
detto sopra, rimane il solo linguaggio e la sola meta, senza contorni ma
definitissima di tutte le opere di Erika Dagnino: il Nulla esistentivo
che prende forma cessando e non cessando di essere Nulla, ma assurgendo
a vera e unica Forma significante. Il significato nasce e si sostanzia
lì dove un secolo di tradizione culturale ha visto soltanto l’Assenza.
Ma proviamo a cercarlo solo nella Parola, mai nelle parole. E quando
saremo a confronto con la Parola sarà come l’incontro con Medusa: solo a
nostro rischio e pericolo…
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Autore: Erika Dagnino
Titolo: Gèr E Màl
Anno di Edizione:
2009
Numero di pagine: 64
Prezzo: 8,00
Genere: NARRATIVA
PSICOLOGICA
Codice ISBN:
978-88-95030-72-2
CSA EDITRICE
Gèr e Màl o la storia di
un duo e di un'amicizia, di un esserci e di un interscambio. Parola e
parole, ma anche silenzi, gesti e movimenti, perfino testi scritti si
intrecciano, in un continuo disintegrarsi e reintegrarsi di ogni
significato dove l'apparente inconsistenza del fantasma del soggetto
narrato prevale quasi solidamente sulla reale evanescenza residuale
dello stesso materiale narrativo. Gèr e Màl come scambio continuo di
perdita e recupero, in cui entrambi i personaggi, specularmente,
ribadiscono l'esistenza di sé e dell'altro in misura proporzionale alla
loro remota, ma autenticamente affettuosa, prossimità.
Massimo Caviglione
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Autore: Erika Dagnino
Titolo: Racconti dell'Ombra
Anno di Edizione: 2008
Numero di pagine: 72
Prezzo: 9,00
Genere (Raccolta di
racconti)
Codice ISBN:
978-88-95030-45-6
CSA EDITRICE
L'Ombra, entrata da secoli
nell'immaginario collettivo occidentale come l'elemento immateriale “che
sfugge” per eccellenza, appartenente al mondo fisico e anzi proprio
definita e misurata attraverso strumenti ottici e
scientifico-matematici, prima ancora che per elaborazione artistica,
sembrerebbe per trasmutazione immediata prenderne le distanze,
diventando quindi una presenza assente e assurgendo quasi per compimento
della sua stessa, autentica natura alla sede dell'ultra-fisico, a
simbolo del misterioso Oltre. La poesia, l'epica, ma anche la mitologia
e la stessa storia delle religioni sono dense di riferimenti alle ombre,
con una particolare messa in rilievo del loro aspetto inquietante,
fantasmatico: dominio dell'Opposto e del Buio per antonomasia, hanno
quasi da sempre rappresentato, in una dualità di chiara origine
manicheistica, un regno a sé stante, parallelo ma remotissimo dalla
nostra quotidianità, in ultima analisi impenetrabile ad ogni indagine
della logica e della ragione, minaccia costante per la nostra vita
mortale, o al contrario sua matrice e compimento.
Questi Racconti dell'ombra di Erika Dagnino di ombre, e di ombra,
appunto, trattano, ma proprio per questo non se ne offre alcuna
anticipazione: sarà la narrazione stessa, compattamente poetica e
sottilmente concettuale, attraverso la singolarità del suo dettato, a
fornire a chi legge i suoi suggerimenti, densissima ed elusiva,
evanescente ma concreta, come la sua genesi ispirativa.
Massimo Caviglione
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Autore: Erika Dagnino
Titolo: Ru e Fro
Anno di Edizione: 2007
Numero di pagine: 70
Prezzo: 8,00
Genere (Romanzo breve -
psicologico)
Codice ISBN:
978-88-95030-26-5
CSA EDITRICE
RU E FRO è narrazione
dell'impossibilità dell'Altrove, in senso sia psichico che
spazio-temporale. I due protagonisti hanno un solo obbligato percorso:
pur nel continuo, apparente, movimento, girano in realtà intorno a se
stessi e al loro medesimo tragitto. Una sorta di metaforico tapis
roulant trasforma il loro muoversi in un incessante, ma composto
agitarsi, fra la realtà, il sogno e il delirio, la discussione e la
visione, perpetui immobilisti alla ricerca del Nulla.
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