|

Versione in italiano
Curata da Vito Antonio Pilade
|
|

Versione in inglese
Curata da Vito Antonio Pilade |
Prezzo di copertina 6,50 €
Lo si può acquistare anche tramite internet book shoop
www.ibs.it
|
Francesco Serra
nasce il 12 dicembre
1919 a Olivella, un piccolo paesino della provincia di Frosinone. Frank,
così lo avrebbero poi chiamato, visse i suoi primi anni tra le campagne
della sua Olivella, sperimentando la semplicità, ma anche la durezza della
vita contadina. A causa della miseria e della povertà, accentuate dalla II
guerra, all’età di ventisette anni si trasferisce in Inghilterra insieme
alla propria famiglia ed è lì che trascorse il resto della sua vita,
lottando quotidianamente per un futuro migliore.
La sua difficile e
travagliata vita si spegne l’11 aprile 2003.
---
Vito Antonio Pilade
è nato a Evesham (GB)
il 5 luglio 1967.
Oggi , docente di ruolo
di lingua inglese presso l’Istituto Comprensivo di Ciminna, nonché docente
di Lingua e Traduzione Inglese nel corso di laurea in Scienze del Turismo di
Cefalù e di Lingua Inglese presso la Scuola Superiore per Mediatori
Linguistici Centro Masterly di Palermo, ha curato la presente pubblicazione
con il vivo intento di far conoscere al lettore la straordinaria personalità
di Frank e al contempo di far riflettere sui veri valori della vita
che assai spesso, purtroppo, vengono dimenticati.
Elizabeth Jane Howard
"Un resoconto
meraviglioso.......e lo sarà per tanti anni a venire”
Recensione del Prof. Giovanni Taibi
Il desiderio di
scrivere di sé, della propria vita, dei sentimenti che l’attraversano
spesso, a torto, si pensa alberghi solamente nelle persone colte o che fanno
qualcosa che si ritenga abbia grande importanza. Anche se è pur vero che la
stragrande maggioranza della gente vive gli eventi della propria vita, anche
importanti, subendoli, piuttosto che facendoli propri. Non è questo il caso
di Francesco Serra che da semplice contadino delle campagne del frusinate
affronta, o per meglio dire si imbatte, nel corso della sua lunga ed operosa
vita in due dei più grandi avvenimenti del Novecento: la II guerra mondiale
e l’emigrazione. In una pubblicazione ( Francesco Serra “Questa è la mia
vita” CSA editrice E. 6.50) uscita postuma e curata nella doppia traduzione
in Italiano ed Inglese dal nipote Vito Antonio Pilade, questi eventi sono
raccontati con la semplicità e la schiettezza di un uomo della terra ma al
tempo stesso vengono interiorizzati, fatti propri e rimandati nello scritto
arricchiti dal carico di pathos che quasi rivela ancora nelle pagine la
paura della morte imminente sotto le armi, l’orgoglio ferito di chi lascia
la sua patria in cerca di fortuna tra gente che inizialmente ti guarda con
diffidenza e ancora lo struggente ricordo della famiglia lontana. Francesco
intuisce che la sua vita è in qualche misura unica, eccezionale, nel bene e
nel male, e vuole lasciare qualche traccia di sé anche dopo che avrà chiuso
gli occhi per continuare a vivere, almeno nel ricordo, di quanti lo
conobbero e gli vollero bene. Probabilmente non avrà conosciuto quello che
scrive Foscolo nei Sepolcri quando parla della funzione eternatrice della
poesia e pertanto questo piccolo e genuino libro, scritto in una lingua che
risulta un impasto tra le parlate del protagonista l’italiano e l’inglese,
risuona all’orecchio del lettore ancora più autentico. Pur nella sua
sobrietà, nel libro non mancano pagine di alto sentimentalismo come quando
racconta di come riusciva a procacciarsi tra mille difficoltà ( in un
periodo di grandi stenti come il secondo dopoguerra) il latte di mucca
necessario per le sue piccolissime bambine ( pag. 22 ) o come quando, giunto
ormai alla fine della sua vita si perde nel ricordo della moglie. È questo
un passo questo che merita di essere citato quasi integralmente e può essere
considerato la cifra del pensiero e dei sentimenti di Francesco Serra
espressi in modo quasi lirico: “Le mie giornate sono adesso dure e
difficili…mi sento solo e sono esausto. Non mi manca nulla ma è come se mi
mancasse tutto; quando si è privati della propria compagna…il sole non
sembra più splendere e tutto diventa di colpo buio; non si sentono più
aprire e chiudere le porte di casa; ogni angolo è diventato vuoto, l’ombra
che ero solito vedere dietro la finestra al mio ritorno non c’è più… “ ( cfr
pagg 41-42)
Giovanni Taibi |