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Un attimo dopo sentii trascinarmi pesantemente il braccio verso il basso, e
vidi Yudi crollare a terra, colpita in pieno petto da un proiettile. Mi
gettai su di lei in preda alla disperazione, mentre vedevo altri compagni ed
altri contadini cadere sotto i colpi fratricidi dei soldati.
Erania, accortasi dell’accaduto, si mise ad urlare, a gridare come una belva
ferita mentre Yudi rivoltava in quell’istante gli occhi all'indietro e
sveniva. Appoggiai l’orecchio sul suo cuore, respirava ancora, la presi in
braccio e come impazzito, correndo nel fango, fendendo la folla di persone
del lungo corteo, corsi all’indietro verso la città.
Erania correva dietro di me, sbandando come ubriaca, con i capelli
appiccicati al volto dalla pioggia e gli occhi fuori dalle orbite, urlando.
Corremmo come due pazzi alla ricerca di aiuto, alla ricerca di qualcuno che
avesse potuto salvare Yudi che ormai era in un lago di sangue.
Balzai, con lei tra le braccia, sull'ambulanza che seguiva il corteo che
partì a sirene spiegate verso l'ospedale. Non riuscivo a piangere, tanto era
il dolore che mi trapassava il cuore e mi apriva un vuoto incredibile
davanti, ero inebetito ed incredulo.
Pensai che lei non poteva lasciarmi così, non poteva volarsene via senza il
suo chico, non capivo più niente, pensavo a lei, ridevo, tremavo come una
foglia, in preda ad uno choc di dimensioni insopportabili. Cercai di pulirle
il viso dal fango e dal sangue, mentre l'infermiera le appoggiava alla bocca
la maschera dell'ossigeno
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