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Non è insolito, ai nostri giorni, incappare in drappelli di giovani
sfaccendati perennemente addossati a muretti di cinta, portali di chiese,
panchine di giardini, rotonde di litorali o qualsivoglia luogo d’incontro,
nell’attesa di un qualche evento liberatorio, atto a scrollare di dosso quel
senso di stagnante malinconia che alligna nel codice genetico di un’età così
particolare. Lo stesso succedeva negli anni in cui si svolgeva questa
storia; solo che allora, gli insistenti telefonini, gli sconcertanti
computer, i sintetici palmari, gli annichilenti videogiochi e le altre
diavolerie che scuotono seppur momentaneamente, dall’implacabile oblio di
una vita sedentaria, non erano stati ancora inventati.
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