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A cura di Alessandra Galdiero

 

Intervista a Filippo Pio

 

(9 ottobre 2008)

Filippo Pio è un personaggio eclettico, un uomo normale tra i folli, un pazzo tra la gente comune. Un artista a tutto tondo, scrittore, pittore, filosofo. In ogni campo riesce a mostrare la sua poesia e la sua istintiva facilità di convivenza con una realtà che così poco gli appartiene e ancora meno gli si addice.

I suoi scritti sono ‘cerebrali’ e inducono alla riflessione. I suoi quadri sono ipnotici e sensuali. I suoi pensieri... contorte linee da seguire fino a raggiungere l’apice, il centro, la parte che sembrava mancante. Per lui non esiste un approccio ordinario; sarebbe troppo banale.

Ha pubblicato due libri con la CSA Editrice; il primo dal titolo “Per sempre” che racconta di un viaggio interiore alla ricerca del senso della vita e della morte; il secondo dal titolo che è già da solo un ‘trattato’ psicologico“Ovunque al mio sguardo solo materia in movimenti innaturali e rumorosi”.

 

Leggo i suoi libri con particolare interesse perché sono stata sempre attratta da chi cerca di spiegare il suo punto di vista sul senso della vita. Lei il senso della vita lo ricerca attraverso la sua arte?

 

Credo che la ricerca del senso della vita possa di sicuro avere maggiore divenire se ci si dedica all’arte. Occorre considerare il forte sentimento di astrazione che l’arte genera in chi in essa si cimenta, che porta sistematicamente ad abbandonare ragionamenti prevedibili, plausibili, materiali, insomma quelli notoriamente normali.

C. Castaneda nel suo viaggio con il maestro Don Juan, viene informato da quest’ultimo che una delle porte attivabili per rompere il tempo e penetrare in altra dimensione, può essere quella di annullarsi nell’arte. L’artista dovrebbe a mio avviso interessarsi prevalentemente, se non esclusivamente, di questioni che riguardano l’imponderabile; ma spesso ciò non accade, in quanto nella realtà ordinaria, prevalentemente fatta d’immagine, l’artista tende a celebrare se stesso. Di sicuro, per esempio, per ognuno di noi il mistero della vita rimarrà per sempre incomprensibile, ma forse ciò non esclude che possa essere avvertito nell’intuito. L’intuizione seguendo la via della ragione come filosofo, o del cuore come poeta. Forse la consapevolezza che vive di dubbi anziché di certezze, che ha sempre presente la relatività di stato del mondo che ci ospita e non certo l’assolutismo delle convinzioni che altrimenti la spegnerebbe, risiede nella capacità di determinare armonia fra i due motori trainanti del cuore e della mente, e tiene nel proprio libero arbitrio come riferimento sempre e costantemente la coscienza. Affermerei  addirittura che un artista reale è un vero e proprio ricercatore di spirito e funzione, che vive di emozioni, che non spegne mai la sua meraviglia. Quasi mi viene da ritenere che, prima di definirsi tale, un artista sia un credente, magari inconsapevole; in caso contrario cosa avrebbe mai da ricercare? Se non prevedesse altro al di fuori di questo mondo, come potrebbe celebrarsi nell’intuizione? Un artista è sempre spiritualmente animato.

I suoi scritti sono tutti apparentemente diversi tra loro, ma io trovo che ci sia un filo conduttore, una linea del pensiero che li sfiora tutti.

Un certo misticismo metafisico, filosofico, poetico, permea di sicuro i vari racconti, scritti, romanzi, e dipinti. Le trattazioni risultano poco descrittive, poco concentrate, se non per l’indispensabile  funzionalità della narrazione nell’osservare nomi, località, tempi. Tralascio quanti più aspetti ininfluenti possibili, e mi concentro prevalentemente nella funzione generale da comunicare; così facendo ritengo di offrire maggiori possibilità di identificazione, od addirittura di immedesimazione al lettore. Tutti i protagonisti che vivono nei miei scritti sono, non a caso, menzionati soltanto con due lettere.

Quanto di personale c’è nei suoi lavori?

In un certo senso tutto ciò che è credibile mi appartiene e spesso gli spunti provengono da circostanze realmente accadute. Lascio dunque al lettore l’intuizione di avvertire ciò che realmente può essermi accaduto. In ogni caso, tutto ciò che scrivo e che appare pura incredibile fantasia si potrebbe arrotondare per eccesso, anziché per difetto.

Lei è anche un pittore secondo il mio parere eccezionale. Come mezzo di espressione preferisce la scrittura o la pittura?

Sono simbiotiche nel mio caso, quindi non potrei dare una risposta soddisfacente agli altri, come a me stesso, anche perché intimamente me lo sono più volte chiesto senza mai ricavarne un chiarimento. Avverto che nel tempo sempre più fluidamente una forma d’arte richiama l’altra. Certo è che la pittura richiede tempi, spazi, e strumenti, dei quali la letteratura non necessita., quindi talvolta più che per una preferenza di carattere passionale o comunicativa, la scelta è dettata da aspetti pratici. Del resto la mia idea originaria relativa, mi rende ostile verso ogni affermazione assolutista.

Su quali progetti sta lavorando?

Considerando i diversi riconoscimenti ottenuti in poesia credo che per fine anno pubblicherò un’antologia di circa una sessantina di componimenti. Inoltre sono in programma diverse mostre pittoriche per i prossimi mesi. Per il resto si vedrà.

 

 

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Ci si può mettere in contatto con l'Autore inviando la richiesta alla Segreteria di Autori Italiani