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(9
ottobre 2008)
Filippo
Pio è un personaggio eclettico, un uomo normale tra i folli, un pazzo
tra la gente comune. Un artista a tutto tondo, scrittore, pittore,
filosofo. In ogni campo riesce a mostrare la sua poesia e la sua
istintiva facilità di convivenza con una realtà che così poco gli
appartiene e ancora meno gli si addice.
I suoi scritti sono
‘cerebrali’ e inducono alla riflessione. I suoi quadri sono ipnotici e
sensuali. I suoi pensieri... contorte linee da seguire fino a
raggiungere l’apice, il centro, la parte che sembrava mancante. Per lui
non esiste un approccio ordinario; sarebbe troppo banale.
Ha pubblicato due libri
con la CSA Editrice; il primo dal titolo “Per sempre” che racconta di un
viaggio interiore alla ricerca del senso della vita e della morte; il
secondo dal titolo che è già da solo un ‘trattato’ psicologico“Ovunque
al mio sguardo solo materia in movimenti innaturali e rumorosi”.
Leggo i suoi libri con
particolare interesse perché sono stata sempre attratta da chi cerca di
spiegare il suo punto di vista sul senso della vita. Lei il senso della
vita lo ricerca attraverso la sua arte?
Credo che la ricerca del
senso della vita possa di sicuro avere maggiore divenire se ci si dedica
all’arte. Occorre considerare il forte sentimento di astrazione che
l’arte genera in chi in essa si cimenta, che porta sistematicamente ad
abbandonare ragionamenti prevedibili, plausibili, materiali, insomma
quelli notoriamente normali.
C. Castaneda nel suo
viaggio con il maestro Don Juan, viene informato da quest’ultimo che una
delle porte attivabili per rompere il tempo e penetrare in altra
dimensione, può essere quella di annullarsi nell’arte. L’artista
dovrebbe a mio avviso interessarsi prevalentemente, se non
esclusivamente, di questioni che riguardano l’imponderabile; ma spesso
ciò non accade, in quanto nella realtà ordinaria, prevalentemente fatta
d’immagine, l’artista tende a celebrare se stesso. Di sicuro, per
esempio, per ognuno di noi il mistero della vita rimarrà per sempre
incomprensibile, ma forse ciò non esclude che possa essere avvertito
nell’intuito. L’intuizione seguendo la via della ragione come filosofo,
o del cuore come poeta. Forse la consapevolezza che vive di dubbi
anziché di certezze, che ha sempre presente la relatività di stato del
mondo che ci ospita e non certo l’assolutismo delle convinzioni che
altrimenti la spegnerebbe, risiede nella capacità di determinare armonia
fra i due motori trainanti del cuore e della mente, e tiene nel proprio
libero arbitrio come riferimento sempre e costantemente la coscienza.
Affermerei addirittura che un artista reale è un vero e proprio
ricercatore di spirito e funzione, che vive di emozioni, che non spegne
mai la sua meraviglia. Quasi mi viene da ritenere che, prima di
definirsi tale, un artista sia un credente, magari inconsapevole; in
caso contrario cosa avrebbe mai da ricercare? Se non prevedesse altro al
di fuori di questo mondo, come potrebbe celebrarsi nell’intuizione? Un
artista è sempre spiritualmente animato.
I suoi scritti sono tutti
apparentemente diversi tra loro, ma io trovo che ci sia un filo
conduttore, una linea del pensiero che li sfiora tutti.
Un certo misticismo
metafisico, filosofico, poetico, permea di sicuro i vari racconti,
scritti, romanzi, e dipinti. Le trattazioni risultano poco descrittive,
poco concentrate, se non per l’indispensabile funzionalità della
narrazione nell’osservare nomi, località, tempi. Tralascio quanti più
aspetti ininfluenti possibili, e mi concentro prevalentemente nella
funzione generale da comunicare; così facendo ritengo di offrire
maggiori possibilità di identificazione, od addirittura di
immedesimazione al lettore. Tutti i protagonisti che vivono nei miei
scritti sono, non a caso, menzionati soltanto con due lettere.
Quanto di personale c’è
nei suoi lavori?
In un certo senso tutto
ciò che è credibile mi appartiene e spesso gli spunti provengono da
circostanze realmente accadute. Lascio dunque al lettore l’intuizione di
avvertire ciò che realmente può essermi accaduto. In ogni caso, tutto
ciò che scrivo e che appare pura incredibile fantasia si potrebbe
arrotondare per eccesso, anziché per difetto.
Lei è anche un pittore
secondo il mio parere eccezionale. Come mezzo di espressione preferisce
la scrittura o la pittura?
Sono simbiotiche nel mio
caso, quindi non potrei dare una risposta soddisfacente agli altri, come
a me stesso, anche perché intimamente me lo sono più volte chiesto senza
mai ricavarne un chiarimento. Avverto che nel tempo sempre più
fluidamente una forma d’arte richiama l’altra. Certo è che la pittura
richiede tempi, spazi, e strumenti, dei quali la letteratura non
necessita., quindi talvolta più che per una preferenza di carattere
passionale o comunicativa, la scelta è dettata da aspetti pratici. Del
resto la mia idea originaria relativa, mi rende ostile verso ogni
affermazione assolutista.
Su quali progetti sta
lavorando?
Considerando i diversi
riconoscimenti ottenuti in poesia credo che per fine anno pubblicherò
un’antologia di circa una sessantina di componimenti. Inoltre sono in
programma diverse mostre pittoriche per i prossimi mesi. Per il resto si
vedrà.
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