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Intervista a Cesare Paoletti, autore della raccolta di racconti

Arcobaleno

Intervista di febbraio 2026

Quarta di copertina

“Arcobaleno” è una fantasia di 22 racconti di vario genere, alcuni dei quali premiati in vari concorsi letterari. C’è un racconto dedicato al dramma dei migranti, “Trafficante d’uomini”, uno al dramma della guerra, “Il soldato”. Alcuni racconti sono a sfondo sentimentale, erotico. Ci sono poi racconti di fantascienza, alcune fiabe, un racconto giallo dedicato al commissario Luca Gentile, “Delitto a Villa Cavalcanti”. Un racconto è dedicato a uno psichiatra che si trova ad affrontare un suo paziente che ha ucciso. “Lo psichiatra”, un altro a un sacerdote che confessa un assassino, “La confessione”. “Il mendicante” è l’incontro fra un bambino e un mendicante, la vigilia di Natale, nella città addobbata a festa, luccicante e felice. “La premonizione” è una storia di amore fra due giovani che si sviluppa sullo sfondo di una premonizione e si concluderà in maniera inaspettata. “Rosina” ha per tema la violenza sulle donne e ha un finale lasciato all’immaginazione del lettore. L’ultimo racconto, “L’Infinito”, è ispirato alla celebre poesia di Leopardi. Lo stile che accomuna tutti questi racconti è poetico, delicato, originale. La prosa è essenziale e rapida, colorata con le tinte dolci della poesia.

L’AUTORE

Cesare Paoletti è nato e vive nei pressi di Firenze, sulle splendide colline del Chianti. È sposato con Susanna ed è medico omeopata, scrittore e ricercatore spirituale. Partecipa al progetto ministeriale “Curvatura biomedica” tenendo lezioni su argomenti di Medicina presso i licei scientifici. Collabora con una TV locale a diffusione nazionale con una rubrica sull’omeopatia. È autore di pubblicazioni scientifiche e relazioni a congressi medici. Ha pubblicato cinque sillogi poetiche  (“Gocce di luce”, “Preghiera”, “Semi d’infinito”, “Semi d’amore”, “Semi di luce”), tre saggi (“Gesù luce del mondo”, “Il Padre Nostro fra spiritualità, filosofia e poesia”, “Ma voi, chi credete che io sia? Gesù e il mistero della Trinità”), quattro romanzi (“Il medico degli angeli”, “Ombre”, “Patto di morte”, “L’abisso dentro”). Ha ricevuto diversi premi in vari concorsi letterari. Ama la scrittura, la scienza, la spiritualità, la filosofia, la musica classica, lo sport.

INTERVISTA A CESARE PAOLETTI

Salve dottor Paoletti. Lei è uno scrittore affermato e ha pubblicato saggi, romanzi, sillogi poetiche e raccolte di racconti. Vogliamo andare al cuore della sua raccolta di racconti Arcobaleno e le domande saranno inerenti a specifici brani dell’opera. Cosa l’ha spinta a raccontare il dramma dei migranti in “Trafficante d’uomini” e quello della guerra in “Il soldato”? C’è un filo comune tra le due storie?

Migranti e guerra sono due temi di grande attualità. In particolare nel mio racconto “Trafficante d’uomini”, fra l’altro vincitore di un primo e un secondo premio in due concorsi letterari, ho voluto soprattutto evidenziare il cinismo e la violenza dei trafficanti d’uomini che sfruttano la povertà e la disperazione per arricchirsi sulla pelle di uomini e donne che fuggono dal loro nulla per cercare un nuovo tutto e spesso perdono la vita in mare. Malvagità, avidità, inganno e false speranze si mescolano generando sofferenza e morte. Malvagità e violenza sono anche l’essenza della guerra. Ne “Il soldato”, vincitore di due secondi premi in due concorsi letterari, sono rappresentate la violenza e la malvagità dell’aggressore che vuole annientare l’aggredito. La differenza sta nel finale delle due storie. Un finale amaro in “Trafficante d’uomini”, un finale di speranza ne “Il soldato”: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito, lo spirito dell’umanità.»

Come descrive il suo personale modo di narrare l’amore? Cosa la interessa maggiormente esplorare nei rapporti umani?

L’amore per me è fisicità, passione, sessualità, è luce, spiritualità, dono, Dio. L’amore è l’essenza della nostra anima di luce e di Dio. L’amore crea, genera la vita e tutto ciò che esiste.

È incontro di corpi e di anime che si uniscono e si donano. È Dio in noi. Quando racconto l’amore amo iniziare dal corpo, dall’erotismo potente, dall’attrazione fisica, dalla passione. Poi tutto deve sublimarsi e divenire etereo e spirituale, l’amore deve divinizzarsi e trasformarsi in eternità.

Nell’uomo cerco di comprendere il suo percorso evolutivo, la sua potenziale trasformazione da imperfetto negativo a imperfetto positivo, il suo tendere comunque alla divina perfezione, attraversando inferno purgatorio e paradiso, che simboleggiano i tre stadi dell’evoluzione: la fase della sofferenza percepita eterna e senza speranza, la fase nella quale l’amore di Dio illumina lo spirito di speranza di perdono e redenzione, la fase del paradiso, la ritrovata comunione d’amore con Dio.

Com’è nato il commissario Luca Gentile protagonista del giallo “Delitto a Villa Cavalcanti”? Si è ispirato a qualcuno, o a qualche modello letterario?

Il racconto ha ricevuto il primo premio assoluto al concorso G. Belli F. Lami dell’Accademia Tiberina del 2025. Il commissario Luca Gentile è un personaggio nato dalla ricerca di una sintesi fra le caratteristiche di alcuni famosi commissari della letteratura: l’analisi psicologica e l’intuito del commissario Maigret, la logica deduttiva di Poirot o di Sherlock Holmes, l’amore per la vita e le cose belle di Montalbano, ma non c’è un unico modello di riferimento. Piuttosto ho creato un personaggio originale per la sua fede religiosa e l’amore per la musica classica, colto e spirituale, severo e autoritario,  psicologo e intuitivo ma anche razionale e concreto, poco incline al sentimentalismo, vanitoso e solitario, ma dal cuore grande e aperto sull’umanità.

In “Lo psichiatra” e “La confessione” la suspense psicologica è forte: come costruisce le emozioni e i conflitti interiori dei suoi personaggi?

“Lo psichiatra” nasce dalla mia esperienza di medico e “La confessione” dalla mia fede religiosa. In entrambi i racconti cerco di entrare nella mente e nell’animo umano, nella follia, nella paura, nella trasgressione, nella presa di coscienza del male e nella ricerca a volte disperata di espiazione e redenzione. Il medico e il sacerdote in forme diverse e in situazioni diverse devono confrontarsi con le oscurità della mente e dello spirito, che celano, ma non cancellano, la luce divina che è in ciascuno di noi. E riescono a far emergere dal conflitto interiore dei personaggi da un lato una terribile verità e dall’altro una speranza di perdono e di salvezza.

Cosa l’ha ispirata nel creare l’atmosfera natalizia de “Il mendicante”? Che significato ha l’incontro tra il bambino e il mendicante?

Ho scritto “Il mendicante” durante le feste natalizie. Ero rimasto colpito dal contrasto fra le luci, la felicità, la speranza che vivevo e respiravo nella città in festa e la solitudine di un uomo che chiedeva l’elemosina all’angolo di una strada. Allora ho immaginato un dialogo fra un bambino felice e amato e quell’uomo senza speranza e senza amore. E l’innocente ingenuità di quel bambino ha trasformato il Natale in una grande favola dove tutti noi siamo come i personaggi del presepio della vita, e ognuno recita una parte. Ma tutti i ruoli, anche quelli apparentemente più dolorosi e insignificanti, hanno la stessa dignità e lo stesso valore davanti a Dio.

In “Rosina” sceglie un finale aperto per parlare di violenza sulle donne: perché questa scelta? Cosa desidera che il lettore immagini o comprenda?

Mi è semplicemente venuta l’idea di far partecipare attivamente il lettore alla scrittura, immaginando un finale. Ho voluto trasformare il lettore da soggetto passivo che aspetta di vedere come va a finire la storia pensata dallo scrittore a soggetto attivo che ci mette la sua creatività e completa la storia a suo piacimento. La violenza sulle donne in questo caso è solo l’occasione per realizzare questa idea, e comunque sarà oggetto di un racconto dedicato.

Come ha vissuto il passaggio tra generi diversi ‒ fantascienza, fiaba, giallo, racconto realistico ‒ all’interno di Arcobaleno?

Mi viene naturale passare da un genere all’altro, perché seguo il cuore e l’ispirazione.

La sua scrittura è spesso descritta come poetica e delicata: quanto conta per lei l’elemento lirico nella prosa? Nasce spontaneamente o è frutto di una ricerca stilistica?

I miei primi scritti, da ragazzo e studente universitario, erano poesie. Per questo, lo stile poetico, la ricerca di una colorazione poetica e lirica della scrittura, si è trasferita anche alla mia prosa. Nella maturazione di un mio stile personale di scrittura mi viene naturale dunque ricercare una fusione di prosa e poesia, di essenzialità e semplicità e lirismo e similitudini poetiche.

Nel racconto “L’Infinito” rende omaggio a Leopardi: cosa rappresenta per lei quella poesia e come ha deciso di trasformarla in narrativa?

L’Infinito di Leopardi è una delle mie poesie preferite. Mi è quindi venuta l’idea non di trasformarla in racconto, ma di trasformare in racconto le emozioni di un personaggio immaginario, Sofia, emozioni che lei prova nel leggerla e meditarla come fosse una preghiera, in una notte d’infinite stelle. E la dialettica fra lo spazio finito del cuore e della mente di Sofia e lo spazio infinito nel quale ci conduce la poesia, che si riflette nella contemplazione dell’universo, diviene quasi un incontro d’amore fra l’infinito di Dio e il finito della creazione.

Perché ha scelto proprio la varietà dei generi come chiave dell’opera Arcobaleno? In che modo questa “multiformità” rappresenta la sua visione della vita o della letteratura?

La vita è infinita come Dio e si manifesta in infinite forme. Per questo anche l’osservazione e il racconto della vita non possono che dispiegarsi nella molteplicità dei generi letterari, che in qualche modo ne rappresentano la multiformità. La vita è dialettica fra realtà e fantasia, è favola e sogno, è prosa e poesia, è sentimento e razionalità, è scoperta e contemplazione, è amore e conoscenza. E la narrazione della sua stupefacente varietà non può esaurirsi in un unico genere letterario o in una sola espressione dell’arte.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Sviluppare e approfondire il personaggio del commissario di polizia Luca Gentile, rendendolo protagonista di romanzi gialli, scrivere altri racconti per pubblicarli in una nuova raccolta, scrivere nuovi saggi religiosi, il primo fra i quali dedicato alla preghiera, partecipare a nuovi concorsi letterari, considerando che nel solo 2025 ho ricevuto 11 premi per racconti, poesie, saggi e romanzi. I concorsi letterari rappresentano una sorta di esame che ci permette di misurare il valore delle proprie opere.

ARCOBALENO

Ufficio Stampa AutoriItaliani.it

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