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Intervista a Riccardo Cavallaro, autore del saggio “L’Italia scuola del Mondo”
L’ITALIA SCUOLA DEL MONDO
Intervista di luglio 2026

Quarta di copertina
Sapevate che le buone maniere, i profumi e l’eleganza nella moda, spesso associate alla Francia, sono in realtà frutto dell’ingegno italiano? Immaginavate che le origini del capitalismo non vanno ricollegate all’Inghilterra della rivoluzione industriale, ma risalgono ai Comuni italiani del Medioevo? Vi aspettavate che Hollywood deve molto ai grandi maestri del cinema italiano? Potrete trovare queste e molte altre curiosità nel saggio “L’Italia scuola del mondo”, dove ci si sofferma sui periodi storici e sugli ambiti nei quali l’Italia è stata un modello per l’Occidente e per il mondo intero.
L’AUTORE
Riccardo Cavallaro, nato a Catania nel 1992, vive e lavora a Roma. Laureato in giurisprudenza e specializzato in professioni legali, è funzionario del Ministero dell’Istruzione. Grande appassionato di storia, è membro dell’associazione divulgativa di storia romana e geopolitica Renovatio Imperii. Il saggio “L’Italia scuola del mondo” è la sua opera d’esordio.
INTERVISTA A RICCARDO CAVALLARO
Da dove nasce l’idea di scrivere L’Italia scuola del mondo e quale esigenza culturale l’ha spinta ad approfondire questo tema?
Ho maturato l’idea di scrivere questo saggio perché, nel tempo, ho scoperto che sono davvero numerosi i contributi forniti dall’Italia alla civiltà e molti di questi sono poco conosciuti, per cui ho sentito l’esigenza di cercare di diffonderli presso un pubblico più ampio. Inoltre, si parla spesso del nostro paese in termini negativi, per via dei numerosi problemi che lo affliggono, ma si tende a dimenticare o a sottovalutare la portata delle innovazioni, delle scoperte e delle invenzioni che si devono all’Italia, molte delle quali sono state determinanti per permettere all’Occidente di entrare nella modernità.

Nel suo saggio lei sostiene che molte innovazioni attribuite ad altri Paesi hanno in realtà radici italiane: qual è stata la scoperta storica che l’ha sorpresa di più durante la ricerca?
Mi ha colpito molto apprendere che l’arte e la musica francesi devono moltissimo all’esempio italiano. Sapevo già che vi erano state delle influenze italiane in questi settori, ma non potevo immaginare che per molti artisti rinascimentali e barocchi francesi il soggiorno in Italia e lo studio delle opere d’arte italiane fossero stati quasi imprescindibili per il conseguimento del successo e che le Accademie artistiche di Francia fossero state istituite seguendo il modello delle analoghe istituzioni italiane. Ma ancor di più mi ha sorpreso il fatto che l’opera e la tradizione musicale francese siano state di fatto avviate da un italiano trasferitosi in Francia, Giovanni Battista Lulli, e che la musica della Marsigliese non si deve a un poeta e rivoluzionario francese, come si era sempre sostenuto, ma al compositore italiano Viotti.
Nel libro si parla delle origini del capitalismo nei Comuni medievali italiani: in che modo l’esperienza dei Comuni ha anticipato modelli economici poi sviluppati altrove?
L’esperienza italiana è stata fondamentale nell’anticipare vari aspetti del capitalismo. Fu infatti nei Comuni italiani del tardo Medioevo che vennero creati, perfezionati e diffusi su larga scala tutti gli strumenti essenziali per lo sviluppo del capitalismo, quali le banche, le società per azioni, le compagnie assicurative, la contabilità, il diritto commerciale e le multinazionali. Per diversi secoli la penisola italiana è stata l’area geografica più ricca e avanzata d’Europa e ha esportato in tutta Europa il capitalismo commerciale e finanziario. A partire dal Seicento, però, a causa di una serie di fattori quali la nascita degli Stati nazionali, il declino dei commerci mediterranei a favore di quelli atlantici, la riduzione del potere e della ricchezza della Chiesa Romana, l’economia italiana iniziò una fase di declino e le nazioni trainanti sul piano economico-finanziario divennero quelle atlantiche del Nord Europa, in particolare Paesi Bassi, Francia e Inghilterra.
Spesso associamo eleganza, moda e profumi alla Francia: perché l’Italia ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita di questi aspetti della cultura europea?
Per svariati motivi: innanzitutto perché gli italiani, per diversi secoli, furono il popolo più ricco, colto e istruito di tutto il continente. Un altro fattore determinante fu il pensiero dell’Umanesimo italiano, secondo cui l’etica deve essere associata all’estetica, quindi deve esservi una stretta connessione tra il bene e il bello. La ricerca della bellezza in Italia non è finalizzata soltanto alla mera gradevolezza esteriore, ma anche a un significato etico, basato sui valori che questa bellezza porta con sé. Molte innovazioni in materia di moda e di costume, quali i tacchi alti, i profumi e il balletto furono introdotte in terra francese da una regina italiana, Caterina de’ Medici. La Francia, poi, ha avuto il merito di fare proprie l’eleganza e la raffinatezza italiane e di diffonderle nel continente grazie al prestigio della sua corte reale.
Lei evidenzia anche l’influenza italiana sul cinema internazionale e su Hollywood: quali maestri italiani hanno lasciato l’impronta più forte?
Tra i maestri del cinema italiano, indubbiamente i principali esponenti del Neorealismo, quali Roberto Rossellini e Vittorio de Sica, hanno avuto un forte impatto sul cinema statunitense. Martin Scorsese, ad esempio, ha rivelato che iniziò a fare cinema grazie ai film italiani del dopoguerra, i quali hanno molto influenzato le sue opere cinematografiche. Anche registi come Michelangelo Antonioni e, ancor di più, Federico Fellini, hanno fatto scuola in America. I maggiori capolavori felliniani, su tutti “La dolce vita” e “8 ½”, sono stati importanti fonti d’ispirazione per Woody Allen. Infine, un’importanza fondamentale l’hanno avuta anche Sergio Leone e gli altri maggiori registi del western all’italiana, nei cui confronti Hollywood è fortemente debitrice.
Quali periodi della storia italiana hanno avuto il maggiore impatto nel rendere l’Italia una “scuola del mondo”?
L’Italia ha fornito importanti contributi culturali praticamente in ogni epoca storica; tuttavia, l’impatto culturale della penisola sull’Occidente e sul resto del mondo è stato indubbiamente superiore nelle epoche di maggior prosperità economica e sociale per la penisola, ovvero il periodo dell’antica Roma (soprattutto nella tarda epoca repubblicana e nel primo periodo imperiale) e l’arco temporale compreso tra l’anno 1000 e il 1500-1600, corrispondente al tardo Medioevo e al Rinascimento.
Il suo libro è il risultato di un grande interesse per la storia: com’è nata questa passione e quanto ha influito nella scrittura del saggio?
Mia madre è una ex-insegnante di lettere e mio padre è appassionato di storia, per cui fin da piccolo ho avuto a disposizione in casa vari testi in materia storica, che mi hanno incuriosito e hanno fatto sorgere in me l’amore per questa disciplina. Nel tempo la passione per la storia mi ha portato a cimentarmi nella ricerca, approfondendo i contributi culturali forniti dall’Italia in diversi settori. A quel punto, mi è sorta l’idea di mettere nero su bianco gli esiti dei miei studi per far conoscere, a più persone possibili, quanto grande sia stato l’apporto culturale fornito dall’Italia nelle più svariate discipline e nelle diverse epoche storiche.
Oltre alla sua formazione in giurisprudenza e al lavoro al Ministero dell’Istruzione, quanto ha contribuito la sua esperienza nell’associazione Renovatio Imperii alla realizzazione del libro?
Senza dubbio la mia esperienza nell’associazione è stata molto utile, in quanto ha ampliato i miei orizzonti culturali, permettendomi di approfondire la storia romana, uno dei periodi nei quali, come ho già detto in precedenza, è stato maggiore l’impatto della penisola italiana sulla civiltà. Le varie conferenze e i diversi dibatti svoltisi a livello associativo mi hanno consentito di venire a conoscenza di punti di vista diversi sulla stessa tematica e ciò ha contribuito ad arricchire il mio bagaglio di conoscenze.
Essendo “L’Italia scuola del mondo” la sua opera d’esordio, quali difficoltà ha incontrato nel passare dall’interesse personale per la storia alla pubblicazione di un saggio?
La realizzazione dell’opera ha richiesto diverso tempo, tra ricerca e lettura delle fonti, stesura del testo, riletture e correzioni. Non è semplice, per chi non gode ancora di notorietà e non fa parte del mondo accademico, riuscire a trovare una valida casa editrice, disposta a scommettere sul libro di un esordiente. Inoltre, bisogna considerare che al giorno d’oggi non sono molte le persone che leggono e i lettori forti tendono a prediligere la narrativa rispetto alla saggistica.
Quale messaggio vorrebbe che i lettori portassero con sé dopo aver letto il suo saggio?
Mi piacerebbe che amassero ancor di più l’Italia sentendosi orgogliosi di essere italiani. Attualmente il nostro paese si trova a dover affrontare diverse problematiche e spesso si tende a pensare che all’estero tutto vada meglio. Ciò, però, non è affatto vero, in quanto ogni paese ha i suoi punti di forza e le sue debolezze. Inoltre, come si evince chiaramente dall’opera, nessun altro paese al mondo ha fornito un contributo alla civiltà paragonabile a quello apportato nei secoli dall’Italia e a questo va aggiunto che, ancora oggi, sono numerose le eccellenze italiane in diversi settori. Mi auguro, quindi, che la lettura del saggio possa favorire un po’ di sano patriottismo, il quale non può che apportare dei benefici all’Italia, perché l’amore per il proprio paese spinge anche, solitamente, verso un maggior senso civico e un più diffuso rispetto delle regole.
L’ITALIA SCUOLA DEL MONDO
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