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Intervista a Gabriele Berardi, autore della raccolta di racconti
Amour
Intervista di febbraio 2026
Quarta di copertina
Ventuno racconti che si muovono tra amori perduti e ritrovati, legami spezzati e ricuciti. Un senso di malinconia accompagna il lettore: ci si ritrova a dover fare i conti con il vissuto del passato, l’angoscioso e problematico presente e l’incertezza del futuro. In Amour si affronta l’assenza, la disperata routine quotidiana, il tradimento, la logorante abitudine del rapporto di coppia, il sesso, l’ossessione, la violenza e i fallimenti.
L’AUTORE
Gabriele Berardi (Brescia, 1983) dopo la laurea lavora come educatore, coltivando parallelamente diversi interessi: dal trekking alla scrittura, dalla musica all’arte.
Ha pubblicato due raccolte poetiche: la prima, nel 2018, dal titolo “Riflessi”, con la casa editrice Oedipus, la seconda, nel 2022, dal titolo “Minime”, con la casa editrice Transeuropa. Alcune poesie di quest’ultima silloge fanno parte del reading musicale “Nel Traffico/ gli sguardi”, progetto nato nel 2023.
INTERVISTA A GABRIELE BERARDI
Gabriele, ci racconti qualcosa di lei, delle sue radici e di come il suo percorso personale ha influenzato la sua visione del mondo.
Sono nato a Brescia nel 1983, ho vissuto per circa vent’anni in un quartiere nella periferia sud-est della città e credo che questo abbia influito molto sulla mia visione del mondo, ma non in positivo. La musica e la scrittura mi hanno sempre aiutato a evadere da un luogo che non ho mai amato fino in fondo.
Come si conciliano il suo lavoro di educatore e la sua attività di scrittore? C’è un punto d’incontro tra queste due dimensioni?
Il lavoro di educatore è la mia attività principale, quella che mi permette di pagare un mutuo, le bollette e le spese di tutti i giorni. Al momento mi definisco “uno che scrive” e quindi quest’attività è ancora un hobby. Sicuramente chiede impegno e a volte fatico a conciliare le due cose, ma cerco di scrivere ogni giorno anche per poco tempo.
Dal punto di vista creativo, il mio lavoro influisce spesso su quello che scrivo. Molte delle persone che incontro portano con sé mondi, storie e sofferenze e questo a volte può servirmi come input.
Quando ha capito che scrivere sarebbe diventata una parte essenziale della sua vita?
Non so se l’ho ancora del tutto capito. A volte mi costa davvero fatica e non sempre i risultati rispecchiano gli sforzi che si mettono in atto. È dall’adolescenza che scrivo e sicuramente mi aiuta a tirare fuori delle parti di me che non conoscevo.
Dalla poesia alla narrativa: dopo le raccolte poetiche “Riflessi” e “Minime”, con “Amour” approda alla prosa breve. Cosa l’ha spinta a passare dal verso al racconto?
La mia voglia di sperimentarmi e mettermi alla prova. Dal punto di vista artistico nasco come musicista. Ho iniziato con lo scrivere canzoni e quindi il passaggio alla poesia mi era più congeniale. Con i racconti, però, ho scoperto una dimensione nuova che in questo periodo mi dà più soddisfazione.
Parliamo di Amour: come nasce la raccolta? C’è stato un momento o un evento che ne ha innescato la scrittura?
Intorno al 2017 ho inziato a scrivere i primi racconti, inseriti, poi, in una mini-raccolta dal titolo “Earl Grey”. Ho iniziato a farli leggere a mia moglie e agli amici e i loro rimandi erano buoni. Ho continuato a scriverne altri e questi, nel 2019, li ho inseriti in un’altra raccolta già intitolata “Amour”. Ma ancora non ero convinto.
Dopo aver presentato “Minime” alla libreria Ubik di Brescia ho chiesto ad Antonella, la libraia, se poteva leggere i racconti del primo “Amour”. Il suo rimando è stato positivo, ma mi ha consigliato di aumentarne il numero. Quindi sono andato a riprendere quelli di “Earl Grey” unendoli a quelli di “Amour” e scrivendone altri, fino ad arrivare a circa ventisei. Ne ho scelti poi ventuno.
Nei racconti emergono l’assenza, la routine, il tradimento, la violenza, la fragilità dei legami. Che tipo di “amore” attraversa le pagine di Amour?
È un amore sporcato dalla quotidianità. Volevo dare una visione dell’amore che fosse più vicina possibile alla realtà, visto il periodo storico che stiamo attraversando.
Il tono malinconico sembra accompagnare ogni storia, anche quelle più intense. È una cifra che le appartiene come autore o nasce dal desiderio di restituire la complessità dell’esperienza amorosa?
Mi definisco una persona malinconica e anche a livello di ascolti e letture sono sempre stato attratto da quelle canzoni o testi che smuovevano quel senso di mancanza, di ricordo, di tempo che passa e di amore che finisce.
Il rapporto con il tempo è centrale nella raccolta. Cosa le interessa esplorare in questa tensione tra memoria e incertezza?
Non è un interesse, ma il tempo che scorre inesorabile è la miccia che mi permette di scrivere.
I suoi interessi sono molto diversi, spaziano dalla musica, all’arte, al trekking. In che modo queste passioni influenzano la sua scrittura o la sua visione dell’amore e delle relazioni umane?
La musica e la scrittura sono unite tra loro. L’una influenza l’altra, sono in un rapporto direi simbiotico. Il trekking, invece, è l’attività che mi dà modo di spegnere i pensieri, di respirare e di essere sereno. Suonare e scrivere non me lo permettono; soprattutto scrivere, a volte, fa emergere delle cose non facili da gestire a livello emotivo.
Progetti futuri: dopo Amour, sta già lavorando a qualcosa di nuovo? Continuerà con il genere narrativo o tornerà alla poesia?
Al momento sto lavorando sulla raccolta che seguirà Amour, ma virando lievemente sul tema della genitorialità. Ho iniziato anche a scrivere un romanzo. Per entrambi i testi sono nella fase di brainstorming, quindi credo che non prima del 2027 possa uscire qualcosa. A febbraio terminerò le presentazioni di Amour, perché a marzo entrerò in studio per registrare il nuovo disco dei Teich, la band di cui faccio parte.
AMOUR
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