Intervista a Renato Derik, autore del romanzo “Intolerance. Un amore oltre i limiti del corpo”
Intervista di Ottobre 2025
Quarta di copertina

Una richiesta disperata d’aiuto che nessuno può ascoltare. In un mondo dominato dalla paura e dall’odio, i nostri protagonisti si muovono a Venezia. L’amore che li unisce sarà messo a dura prova da pregiudizi e intolleranza. Cosa accade quando l’amore sfida ogni convenzione? O cosa succede se l’amore più puro nasce in un mondo che giudica e condanna? In un ambiente segnato da rigidità morali, due anime si incontrano e scoprono una passione che trascende ogni barriera.
Questa storia è un’esplorazione dell’amore in tutte le sue sfumature, un invito a riflettere sui pregiudizi che ci dividono e sulla bellezza della diversità. Nella sua proiezione emotiva Zan viene attratto dalla forza di un amore proibito nascosto da un segreto che, rischiando di distruggere tutto, lo spinge a compiere un gesto estremo. Per l’amata, ruba una tempera di Giovanni Bellini che celebra la maternità quale simbolo di un desiderio inarrivabile e diventa l’icona di un legame che sembra negato. Dietro il gesto apparentemente folle dell’uomo, si cela una storia intensa e tormentata; un’ossessione che conduce oltre ogni limite.
Questo romanzo, dunque, nasce dal desiderio di dare vo- ce a coloro che sono emarginati a causa dei modelli com- portamentali “ammessi” e dopo un’attenta riflessione sui pregiudizi che ancora oggi affliggono la società, invita a tollerare il vero amore in qualunque forma esso si manifesti. La narrazione ambisce ad un mondo migliore; un luogo dove i sentimenti possano trionfare su ogni preclusione. Come scriveva Voltaire: «A Venezia la giustizia è patri- monio di tutti, come l’acqua dei suoi pozzi». Riusciranno i nostri protagonisti a trovare la loro Venezia?
Renato Derik è nato a Venezia. Da bambino ha seguito la famiglia trasferitasi a Milano dove ha conseguito due lauree: Giurisprudenza ed Economia. Ha svolto le professioni di Commercialista, Avvocato, Revisore di P.A., Consigliere comunale e Consulente informatico per più di trent’anni. Grazie alla molteplicità degli interessi ha maturato importanti esperienze e competenze relazionali che lo hanno condotto all’attenzione e alla precisione nei dettagli. Oggi, assecondando la sua passione di sempre, compone musica, testi e scrive romanzi.
INTERVISTA A RENATO DERIK

Com’è nato questo romanzo?
“INTOLERANCE” prende vita dal desiderio di esplorare le conseguenze dell’intolleranza e del pregiudizio sulle vite degli individui più vulnerabili. L’ispirazione è scaturita dall’osservazione e dalla volontà di dar voce alle problematiche che affliggono coloro che sono costretti a combattere per la propria identità e dignità. Concentrandomi sulle contraddizioni legate alla diversità (ad esempio, l’intersessualità), ho voluto creare una storia che non solo raccontasse il peso dell’emarginazione ma che offrisse anche uno spunto di riflessione sulla forza della resilienza umana di fronte alle avversità.
La scelta del titolo?
“INTOLERANCE” mi è sembrato il titolo più adatto perché rappresenta bene il fenomeno dell’intransigenza con la quale i personaggi del mio romanzo devono convivere. L’intolleranza, sia esterna che interna, è il motore della trama e la radice di molte delle problematiche narrate. Volevo un titolo che fosse incisivo e senza compromessi, che lasciasse intendere immediatamente la gravità dei temi trattati. È un richiamo diretto a quella mancanza di apertura e comprensione che troppo spesso genera dolore ed emarginazione.
Ci dice qualcosa della trama e dei protagonisti?
“INTOLERANCE” dipana una trama che mette in luce le conseguenze dirette dell’intolleranza sociale sulle vite individuali. La protagonista, Adele, in una sorta di anticipazione del proprio futuro, si trova a combattere contro i propri timori, ingabbiata in un mondo che fatica a comprendere e ad accogliere la sua specificità. La storia è intessuta di conflitti interni ed esterni e mostra il peso del giudizio e la lotta per l’affermazione di sé. Accanto a lei, Zan e Corinaldo, pur amici ma in posizione tra loro opposta, rappresentano le diverse reazioni della società; da quelle più avverse a quelle di inaspettato supporto in una dinamica che vuole spingere alla riflessione.
Intolerance è ambientato nella Venezia degli anni ‘60. Perché ha scelto proprio questo periodo e questa città per raccontare una storia così intensa e attuale?
La scelta di Venezia negli anni ’60 per “INTOLERANCE” non è casuale. È un’epoca di profonde trasformazioni sociali e culturali ma anche di persistenti tabù e reticenze. Venezia, in particolare, con il suo carattere unico e la sua posizione quasi isolata, ha offerto un palcoscenico ideale per amplificare le dinamiche dell’intolleranza. La sua atmosfera peculiare, unita a un certo conservatorismo tipico di quegli anni, ha permesso di disegnare un quadro vivido delle sfide che i personaggi dovevano affrontare in un ambiente che, pur essendo iconico, poteva diventare soffocante per chi non si conformava.
Il tema dell’identità sessuale è al centro del’opera. Da dove nasce la necessità di affrontare quest’argomento e cosa può arrivare al lettore attraverso la figura di Adele?
Ho sentito l’urgenza di trattare l’identità sessuale per illuminare le complesse dinamiche di pregiudizio e di incomprensione che ancora oggi affliggono molte persone. L’obiettivo è stimolare una maggiore consapevolezza e sensibilità. Con Adele, ho voluto creare un personaggio che fosse un simbolo di resilienza e di autenticità. Spero che la sua storia ispiri i lettori a riflettere sui concetti di tolleranza e di accettazione, non solo verso il “diverso” ma anche verso sé stessi, e a riconoscere la forza insita nella piena espressione della propria identità, qualunque essa sia.
L’opera di Bellini sulla maternità gioca un ruolo importante nella trama. Perché proprio quella tempera? Cosa rappresenta per i personaggi e per lei come autore?
La Madonna col Bambino di Giovanni Bellini è stata scelta per il suo straordinario potere simbolico. Per Adele, essa incarna il dolore e la malinconia per una maternità negata, rendendola un punto focale per la sua emotività e il suo senso di incompiutezza. Il gesto di Zan di rubare l’opera si eleva ad emblema di un amore smisurato e di un sacrificio volto a mitigare una profonda sofferenza. Come autore, ho voluto che questa tempera rappresentasse non solo la maternità desiderata, ma anche la bellezza fragile e vulnerabile di fronte alle intolleranze e alle perdite, sottolineando come l’arte possa intrecciarsi indissolubilmente con le vicende umane più intime.
Il romanzo tocca temi profondi come pregiudizio, intolleranza, diversità…
Come qui ho già affermato più volte, spero di accendere una luce sui temi del pregiudizio, dell’intolleranza e della diversità, invitando i lettori a una profonda riflessione. Il mio desiderio è che il libro possa generare una maggiore consapevolezza sulle difficoltà che gli emarginati affrontano quotidianamente. Spero che, immedesimandosi nelle esperienze dei personaggi, si possa sviluppare una più ampia empatia e comprensione verso chi è “diverso” (o appare tale), contribuendo a smantellare i muri dell’ignoranza e a promuovere una società più accogliente.
Nel suo precedente romanzo, “Nel labirinto di Erminia” affrontava il tema della discriminazione femminile. In “Intolerance” ritorna a interrogarsi sul concetto di esclusione. È una costante del suo percorso di scrittore?
Assolutamente sì. Il concetto di esclusione e la lotta per l’accettazione sono temi che risuonano profondamente in me e che sento il bisogno di esplorare attraverso la scrittura. Dopo aver affrontato le dolorose scelte e la discriminazione di una ragazza madre “Nel labirinto di Erminia”, con “INTOLERANCE” ho voluto analizzare un’altra sfaccettatura della marginalizzazione. È una costante del mio percorso narrativo perché credo sia cruciale portare all’attenzione le difficoltà di chi non si conforma, stimolando una riflessione universale sulla tolleranza e sulla dignità umana.
Voltaire scriveva: “A Venezia la giustizia è patrimonio di tutti”. Crede che oggi l’amore, in qualunque forma si presenti, possa trovare giustizia e accettazione?
La visione di Voltaire è nobile ma la realtà è ben più complessa. Credo che oggi l’accettazione dell’amore in ogni sua forma sia ancora un traguardo da conquistare. Non è un dato di fatto. Come narro in “INTOLERANCE”, le barriere dell’intolleranza sono persistenti, Sebbene ci siano stati progressi, la battaglia per la piena giustizia e comprensione è lungi dall’essere vinta. Il mio ruolo di scrittore è proprio questo: mettere in luce queste complessità, stimolare il dibattito e contribuire, nel mio piccolo, a smuovere le coscienze verso una maggiore apertura e tolleranza.
Quali sono i suoi progetti artistici futuri?
Oltre che romanzi, compongo musica e scrivo testi. Il mio futuro sarà ancora interamente dedicato a questa attività. Colgo l’occasione per osservare che in INTOLERANCE sono presenti 5 QRcode che portano all’ascolto della colonna sonora del romanzo. È un esperimento di narrativa totale con pochi precedenti. Forse non tutti hanno compreso la novità e forse questa idea troppo è in anticipo con i tempi. È presto per dirlo. Ho intenzione di scrivere nuove storie utilizzando questo metodo per anticipare un’emozione prima della fine del racconto. La musica spesso dà una percezione immediata dei sentimenti che intende stimolare. Mantenendo il mio stile, desidero approfondire ulteriormente le complesse sfaccettature dell’animo umano e le sue interazioni con la società. Sarà un percorso di costante ricerca e creazione,affidato alla speranza di emozionare i miei lettori con romanzi e musiche capaci di lasciare loro un segno spingendoli alla riflessione.
INTOLERANCE
ISBN: 9788893542906
Ufficio Stampa AutoriItaliani.it
www.autoriitaliani.it