Intervista a Sergio Cardinali, autore del romanzo “Una felicità asintomatica”
Intervista di Ottobre 2025
Quarta di copertina

Tommaso ha vissuto diverse vite, ha superato i sessant’anni e si trova ad affrontare l’incombenza più grande della sua esistenza: un grave problema di salute che lo sta consumando giorno dopo giorno. Il suo medico di fiducia ha bisogno di quindici giorni di tempo e di nuovi esami accurati prima di palesare con esattezza il destino del suo paziente.
“Che cosa devo fare, come devo vivere in queste due settimane, a cosa devo pensare…” chiede Tommaso.
“Le cose significative della sua vita passata e presente, i momenti di felicità ma anche quelli tristi…” si sente rispondere.
L’uomo inizia così a raccontarci la sua prima vita. Si rivede bambino con la sua famiglia nella cittadina del centro Italia, ripercorre l’adolescenza e la giovinezza, le prime avventure sentimentali. Il ricordo della seconda vita è però in agguato: Tommaso adulto e il trasferimento a Milano come nuovo traguardo della sua esistenza. La terza vita, il preludio alla vecchiaia, sarà il prologo di una nuova consapevolezza. Nel frattempo, i quindici giorni sono scaduti, Tommaso è pronto per il decisivo appuntamento con il medico e quindi con il suo destino. Tommaso viaggia nel suo passato, negli affetti più cari, ma soprattutto nel suo contrastante mondo interiore alla continua ricerca di una felicità troppo vaga e irrangiungibile.
Sergio Cardinali è nato a Jesi (An), dove attualmente vive.

È Musicista, docente di educazione musicale e di scrittura creativa. Ha scritto diversi testi teatrali. Ha pubblicato i romanzi: “Fiori primaverili”, “Le ragazze entrano gratis”, “Non aveva la faccia”, “Il bambino che seppelliva chitarre”, “Un regalo utile”, “Il viaggio che vorrei”, “Il regalo”, “Io sto bene spero anche di te”, “Finis laus Deo”. “Il nome prima del cognome”, “Battere e levare”.
Si è dedicato alla narrativa per bambini con i romanzi seriali “Alice, il castello noioso”, “Alice, il pianeta ghiacciato” e “Alice, il gelato di nuvole”. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti in premi letterari nazionali. “Una felicità asintomatica” è il suo ultimo romanzo.
Da quale idea nasce questo romanzo? Ci riferisce qualcosa della trama e dei protagonisti?
L’idea del romanzo prende forma qualche anno fa durante un colloquio orale dell’esame di terza media. Ettore, un ragazzo di tredici anni si presenta con una tesina sulla felicità; illustra il suo lavoro con precisione e competenza per poi terminare con… secondo me, la felicità è asintomatica. Scrivere è anche questo, rubare, assorbire parole, emozioni, suoni, immagini e quant’altro, per poi rielaborare il tutto in una storia.
Il protagonista del romanzo (Tommaso) è alle soglie della vecchiaia e si trova ad affrontare un problema di salute. Il suo medico di fiducia ha bisogno di altri accertamenti e di quindici giorni prima di sentenziare il destino dell’uomo. “Che cosa devo fare, come devo vivere in queste due settimane, a cosa devo pensare…” chiede Tommaso. “Alle cose significative della sua vita passata e presente, i momenti di felicità ma anche quelli tristi…” si sente rispondere.
Tommaso allora viaggia nel passato, negli affetti più cari, ma soprattutto nel suo contrastante mondo interiore alla continua ricerca di una felicità troppo vaga e irraggiungibile. Infine, la scadenza dei quindici giorni e il verdetto del medico.
Il titolo Una felicità asintomatica è estremamente evocativo. Come nasce questa definizione di felicità e cosa rappresenta nel percorso di Tommaso?
Tommaso si definisce “anaffettivo”; i suoi sentimenti, le sue passioni con l’altro sesso sembrano scolorire una volta raggiunto l’apice. L’uomo attraversa le sue tre vite illudendosi ogni volta di poter raggiungere quel benessere interiore tanto agognato, ma i sintomi della felicità che sembra percepire conducono a inevitabili disillusioni. Forse il problema è proprio questo, magari la felicità vera potrebbe essere asintomatica.
Tommaso vive tre “vite” diverse. Cosa l’ha spinta a strutturare il romanzo secondo questa tripartizione? C’è un significato simbolico?
Credo che la maggior parte degli esseri umani vivano esistenze differenti. A volte subentra quell’esigenza di rinnovarsi, che unita al coraggio, all’entusiasmo o perché no alla disperazione del momento che stai vivendo, ti costringe a voltare pagina, a mutare pelle, a essere diverso con te stesso e con gli altri, a vivere una nuova vita insomma. Questo processo individuale non si innesca solo per una questione anagrafica, cioè nel passaggio fra giovinezza, maturità e vecchiaia. Io stesso penso di aver vissuto più di una vita e magari l’attuale non sarà l’ultima.
Le vicende narrate diventano occasione di riflessione e memoria. Come ha fatto dialogare il rapporto tra attesa, consapevolezza e identità?
I miei personaggi, anche in altri miei romanzi, non si limitano a raccontare i fatti, a narrare le loro storie. Sono attori che riflettono a voce alta, che comunicano le loro meditazioni, a volte strampalate, al lettore. In particolare, il tema della memoria è un tarlo che staziona nella mia mente da qualche anno (sintomo dell’invecchiamento?). Il ricordo che addolcisce ma che a volte ci fa odiare noi stessi. Quella volta che avrei potuto dire o fare… quella volta che mi è mancato il coraggio di… La memoria ristabilisce un ordine, rafforza la consapevolezza delle azioni compiute, ne analizza gli effetti nel presente, consolida l’identità e il campo d’azione nel nostro piccolo spicchio di mondo.
Quanto c’è di autobiografico in Tommaso, nel suo viaggio interiore e nella sua visione disillusa ma ancora affamata di senso?
Pur non potendo parlare di romanzo autobiografico, in questo lavoro la mia vita ci è entrata di prepotenza. Soprattutto il Tommaso bambino, il libraio Marchetto e sua sorella Viola, entrambi personaggi veramente esistiti nella via dove abitavo, gatti compresi. Anche il libro donato a Tommaso ha dei riscontri con la realtà, ho solo dovuto cambiare titolo e autore per motivi narrativi. Se parliamo invece del Tommaso adulto e del suo viaggio interiore alla ricerca del senso della vita, penso che questo percorso di maturità e di ricerca di risposte possa riguardare l’intero genere umano, e anche in questo caso io ci sono comunque dentro.
Nel romanzo emerge un’Italia di provincia e poi una Milano metropolitana. Come ha fatto interagire questi due ambienti nella costruzione della personalità del protagonista?
L’Italia di provincia è la mia città di appartenenza: confortevole, rassicurate, ma anche incompleta, pigra e avara di occasioni. Milano, come tutte le città metropolitane, rappresenta il cambiamento, la possibilità di raggiungere un sogno o comunque un obiettivo che porti a una nuova vita. Rimane una lotta dura fra le origini, il senso di appartenenza della tua città natale contro le aperture mentali e le aspettative di crescita della grande città.
Dal romanzo che tipo di felicità emerge? È possibile un recupero? Se sì, come?
Emerge una felicità eterea, sognata e difficilmente descrivibile. Forse affiora la consapevolezza che non esiste una felicità totale e universale di cui cibarsi ma tante piccole scaglie di benessere interiore da cogliere di volta in volta. Disinnescare (amo questo verbo!) le piccole problematiche create dal nostro orgoglio, e come controparte esaltare e cogliere le piccole cose veramente importanti… chissà, forse Tommaso, alla fine…
La musica, sua grande passione e mestiere, entra in qualche modo nella storia?
La musica è come l’acqua, riesce sempre a trovare una fessura e a entrare nella nostra vita e quindi anche nelle storie che inventiamo. La scrittura è musica, le parole suonano, le frasi viaggiano con un ritmo ben preciso, pronto però a modificarsi a seconda delle esigenze della narrazione. “La musica non esprime alcuna idea, ma ne fa nascere a migliaia!” scrisse Alessandro Manzoni. Una sinfonia non ha bisogno di parole per toccare l’animo umano; d’altra parte, un romanzo non ha bisogno di un accompagnamento musicale, il suono è già compreso nelle parole. L’una non ha bisogno dell’altra ma entrambe viaggiano insieme in piena sintonia scambiandosi idee che a volte (non sempre, anzi solo in certe occasioni) superano la barriera del tempo e diventano Arte.
Quale messaggio trasmettere ai lettori?
Rallentiamo la nostra esistenza, nuotiamo nelle profondità delle cose, arrotondiamo gli spigoli della pesantezza del vivere… togliamo cioè peso alle cose… liberiamo l’eccesso di pietra per scoprire la statua al suo interno, disinneschiamo (ancora questo bellissimo verbo!), assorbiamo il mondo circostante (sì, esiste anche un mondo positivo!), combattiamo l’arroganza dell’ignoranza. Non lo so se questi possano definirsi messaggi, di sicuro sono pillole di buon senso da tramandare alle giovani generazioni, un piccolo aiuto nell’arduo percorso alla ricerca della felicità.
Qual è stato il momento più difficile o più emozionante durante la stesura?
C’è un momento, durante la stesura di un romanzo, che capita quasi sempre a tutti gli scrittori… se non capita sono guai! È il momento che vedi materializzarsi il protagonista, o comunque i personaggi, nelle stanze della tua abitazione. La carta prende vita, il tuo attore o i tuoi attori si animano, parlano, si siedono vicino a te, ti danno consigli e ti indirizzano verso il prosieguo della narrazione. L’autore inizia la storia, i protagonisti la sorreggono e la concludono. Il momento più emozionante dello scrivere è proprio questo: il personaggio che prende vita. Se questo non succede, conviene ripensare al tutto, rivedere l’impianto narrativo o quantomeno ripensare al tuo personaggio, che forse non è abbastanza forte da sorreggere un’intera vicenda.
A cosa sta lavorando ora?
Sto ultimando il mio nuovo romanzo (il sedicesimo!). Il titolo momentaneamente scelto è La vita merita rispetto, e prende spunto, anche in questo caso, da un elaborato di una mia alunna sull’adolescenza e le sue problematiche. “Nonostante tutto io vado avanti, perché la vita merita rispetto!”, queste sono state le sue ultime parole scritte a conclusione del suo tema. Mi è sembrata da subito una frase evocativa e ricca di significati e sfumature. Ne sta nascendo un romanzo quasi tutto al femminile: donne forti, coraggiose, che sanno farsi rispettare, appunto. In pratica, “La vita merita rispetto” si può leggere come… “La vita delle donne merita rispetto”.
UNA FELICITÀ ASINTOMATICA
ISBN: 9788893542869
Ufficio Stampa AutoriItaliani.it
www.autoriitaliani.it