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Intervista a Enrico Ajovalasit, autore di “Io chi?”
Intervista di ottobre 2025
Quarta di copertina

Come mai “viviamo”? Perché viaggiamo in lungo e in largo in cerca di qualcosa? Qual è in definitiva il senso dello “stare qui” a fare cose, a impegnarci in qualche impresa? E, soprattutto: io… CHI SONO?
“La domanda delle domande” a cui scrittori, filosofi, scienziati e mistici di tutti i tempi cercano di trovare una risposta soddisfacente. Ma siamo proprio sicuri che sia una questione a cui è possibile rispondere? Piuttosto che relegare la risposta a evanescenti conclusioni, rigidi dogmi o tentativi maldestri, non sarebbe forse meglio capovolgere la nostra percezione rispetto al senso della vita e tuffarci dentro questo insondabile mistero con fiducia e un pizzico di riverenza?
Un racconto simbolico, che grazie a una visione “sottosopra” si propone di ridefinire il modo in cui percepiamo, rovesciando la logica causa-effetto, trasformando le domande in risposte e annullando per la durata necessaria il senso lineare del tempo.
L’autore

Curioso cercatore e inguaribile sognatore. Si riscopre a seguito di una profonda crisi in adolescenza che rivoluziona radicalmente il suo modo di stare al mondo. Ricercatore, studioso e praticante di discipline attinenti allo sviluppo delle proprie potenzialità, spaziando tra esoterismo, spiritualità e crescita personale. Grazie alla sua esperienza, opera come life coach, counselor, numerologo e facilitatore di gruppi, con lo scopo di promuovere benessere, autenticità e “bellezza” nelle persone e nel mondo.
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INTERVISTA A ENRICO AJOVALASIT
Enrico, prima di entrare nel vivo del suo libro, ci racconta chi è? Come si descriverebbe oggi a chi ancora non la conosce?
Chi sono è una domanda a cui ancora oggi non ho trovato risposta. Se dovessi descrivermi mi definirei come una Coscienza che sente di esserCi e che attraverso l’ esperienza si sperimenta, rimanendo il più fedele possibile alla sua autenticità. Non sono di certo un guru, un saggio o una guida spirituale, tuttavia il modo in cui mi relaziono con le persone pare essere benefico. Ciò che mi riesce semplice per natura è saper ascoltare e carpire ciò che ai più sfugge; parlo della relazione che si crea tra le persone e che io vedo come un terreno dove fioriscono risorse e possibilità, pronte per essere manifestate. Questo è ciò che so fare bene e mi diverto a farlo, per questo lo faccio.
La sua adolescenza è stata segnata da una crisi profonda che ha trasformato il suo modo di vivere. Quanto quella svolta ha influenzato la nascita di “Io chi”?
È stata la mia “seconda nascita” per così dire. In quel periodo si è manifestata una certezza travolgente dentro di me: “Io non conosco me stesso”. Proprio grazie a questo periodo si è risvegliata quella curiosità tipica dei bambini che scoprono il mondo per la prima volta, verso tutto ciò che ha a che fare con l’ ambito della percezione, della coscienza e della spiritualità. Mi ricordo un giorno particolare in cui vidi un piccolo diario esposto in una bancarella a Venezia, lo acquistai d’impulso ed iniziai a tenere un diario personale. Questo diario risultò essere a posteriori la prima bozza del mio libro.
Oggi lei lavora come life coach, counselor, numerologo e facilitatore di gruppi. In che modo questo percorso professionale ha nutrito la sua riflessione sul tema dell’identità?
Attraverso il confronto e la condivisione costante con persone curiose e piene di domande come me. Non c’ è mai fine all’esplorazione in questo percorso che noi chiamiamo vita. Viviamo oggi in un mondo dominato dalla tecnica, dal metodo e da infiniti approcci che spesso peraltro si contraddicono tra di loro e si fanno pure la guerra talvolta. Conoscere a memoria il procedimento è utile certo ma la vera ricchezza sta nel processo di apprendimento che noi mettiamo in pratica grazie al confronto, alla relazione e alla condivisione con altre anime che sono in ricerca e che bruciano di un fuoco vivo dentro.
Nel suo libro affronta la domanda fondamentale “Io chi sono?”. Cosa l’ha spinta a trasformare questo interrogativo in un racconto simbolico?
Ho semplicemente voluto ispirare gli altri, senza alcuna aspettativa. Non mi interessava e tutt’ ora non mi interessa diventare uno scrittore di successo o scrivere il nuovo romanzo Best-seller, se dovesse capitare me ne rallegrerei ma lo scopo era un altro. Il termine “inspirare” letteralmente significa – soffiare dentro – ed è questo lo scopo del mio libro: soffiare dentro il lettore per smuovere ciò che a volte ha bisogno di un sussulto come si soffia dentro ad uno strumento per produrre un suono. Se anche una sola persona verrà ispirata dalle mie parole io avrò raggiunto il mio scopo. Tutti dovrebbero cercare dentro di sé, è li e lì soltanto che si trovano le risposte giuste, ognuno trova le sue.
L’opera propone una visione “sottosopra”, ribaltando causa-effetto e linearità del tempo. Può spiegare come questa scelta narrativa aiuta a guardare la vita da un’altra prospettiva?
La PNL ci spiega che non vediamo la realtà oggettivamente bensì soggettivamente, creiamo quindi una mappa (la ns. percezione) del territorio (la realtà oggettiva). Questa mappa è determinata da delle rappresentazioni che si creano a seconda del linguaggio che utilizziamo. Parliamo di vere e proprie “rappresentazioni” con cui ognuno di noi vede, ascolta e sente il mondo. Avete mai visto il film “Arrival” del regista Denis Villeneuve? Se impari un nuovo linguaggio che ti permette di connotare il mondo in modo differente allora potresti davvero iniziare a percepire da un’ altra prospettiva, in cui una linea diventa un cerchio, e tu puoi scegliere se essere linea, cerchio o entrambi. Vi suggerisco la visione del film.
Lei parla dell’importanza di abitare il mistero con fiducia e riverenza. Che cosa significa concretamente per lei vivere in questo modo?
Significa concretamente divertirmi il più possibile e assaporare ogni momento come se fosse l’ ultimo perché a ben vedere è così, nessuno sa quando o come si concluderà questo viaggio. È solo pura esperienza in cui noi siamo immersi e la cosa che possiamo gestire è il COME vivercela. Se cado nel sonno divento un automa che procede meccanicamente e che è si muove per “reazione”, non sto vivendo, sto reagendo, spinto dai miei programmi inconsci. Se sono desto (o tendo a questo stato) posso decidere come “agire”, agisco sapendo di farlo. Una bella differenza no? Contestualizzato nella vita di tutti i giorni questo stile di vita è l’ unico per me possibile.
Il simbolismo ha un ruolo centrale nel racconto. Pensa che i simboli possano essere una via di conoscenza più immediata e universale delle parole stesse?
Dipende dal contesto. Non v’ è differenza tra parole e simboli se non nel fatto che i simboli sono “universali” mentre i linguaggi sono particolari. Le parole sono formate da simboli che sono le lettere, le quali hanno ognuna un significato preciso. Se io conosco bene il linguaggio che utilizzo e la sua struttura posso arrivare alle stessa conoscenza a cui arriverei utilizzando dei simboli. Tuttavia se io voglio comunicare in modo più ampio ho bisogno dei simboli; è per questo che ho utilizzato un linguaggio simbolico nel mio manoscritto, per cercare di essere il meno frainteso possibile e per comunicare in modo più autentico, indipendentemente dalla soggettività del lettore.
Filosofi, scienziati e mistici di ogni tempo hanno cercato di rispondere alla “domanda delle domande”. In cosa il suo approccio si distingue da queste tradizioni?
Quando ci approcciamo innanzi al mistero bisogna rimanere umili e aprirsi ad un ardua presa d’ atto, disse Socrate infatti: “SO DI NON SAPERE” . Ecco io so effettivamente di non sapere oggettivamente la risposta alla domanda – Io Chi? -, ma non per questo demordo nella mia costante ricerca. Appare un controsenso continuare a cercare qualcosa che non si può trovare però è vero anche che mentre cerco mi godo il viaggio. È la curiosità nel cercare la risposta che mi muove, mi attiva, il fatto che io trovi o meno la risposta è irrilevante.
Che tipo di trasformazione spera che il lettore viva durante e dopo la lettura del suo libro?
Non saprei davvero. Ho ricevuto numerosi riscontri da parte dei lettori ed ognuno è unico ed originale a modo suo. Come scrivo nella prefazione sta a chi legge porsi in una prospettiva il più aperta possibile e percepire le parole che ho scritto dal piano di coscienza più adeguato per lui/lei in quel momento. A seconda di “dov’è” la persona che legge, subirà la trasformazione di cui ha bisogno. Quello che è certo è che nel mio libro parlo di molti temi: risveglio spirituale, rapporti intimi e relazioni, senso della vita, cambio di prospettiva, gestione emotiva e dei pensieri, esperienze extra-ordinarie e aspetti concreti mondani. Ognuno prenda ciò che gli serve.
Guardando avanti: “Io chi?” rappresenta per lei un traguardo o l’inizio di un nuovo percorso creativo e spirituale?
Ho una convinzione dentro di me ed ancora non ho compreso se è un presentimento scevro da aspettative o solamente un gran bel volo pindarico: se questo libro fosse trasposto al cinema diventerebbe un gran bel film. Che sia una cosa o l’altra i sogni non costano. Magari questa intenzione giungerà laddove deve giungere, chi lo sa, io ci provo e la lancio! Ad ogni modo è un traguardo personale importante, che mi sta dando un sacco di soddisfazioni su più piani. Mi piacerebbe farne una trilogia, a tempo invertito però. È un concetto che mi frulla dentro da un po’, non so se si realizzerà e se sarà possibile ma è per me affascinante pensare in questi termini.
IO CHI?
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