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Intervista a Sara Braghin, autrice del romanzo “Storia di una bugia”
Intervista di ottobre 2025
Quarta di copertina

C’è Jayden Allen, buttafuori di un night club dalla lingua lunga e la scazzottata facile, senza famiglia né pudore. C’è Ethan Rivera, leader di una band country blues, amante dell’ambiente e del cibo vegano, nemico dell’umanità pigra e sperperatrice. C’è Wilbur Ward, proiezionista giù al drive-in, incapace di stare lontano dalla criminalità e dall’immoralità, molto bravo invece a lavarsi la coscienza. C’è Vincent, che ritorna assieme a quel passato atroce di lotte clandestine difficile da cancellare, che sembra avere tutte le intenzioni di rovinare la loro routine grottesca rapendone uno ed ammazzando gli altri due. Ci sono parolacce, droghe allucinogene e qualche bicchiere di vodka di troppo. Ci sono percosse, pugnalate alle spalle, ma anche una forte amicizia fraterna.
Infine c’è Scarlett, misteriosa ragazza dai capelli rosso-fuoco e in calze a rete, coinvolta in questa storia più di chiunque altro e portatrice di innumerevoli e affascinanti bugie.
L’AUTRICE
Sara Braghin è nata a Chieri, in provincia di Torino, nel 1992, assistente di studio odontoiatrico nel basso Monferrato, amante folle del proprio lavoro. Così come del genere noir, pulp, dei fumetti di tutto il mondo. Delle emozioni forti e crude.
Ha partecipato e ricevuto segnalazioni nei premi letterari “Autori Italiani”, ed. 2024 (indetto da AutoriItaliani.it), e “Xenia Book Fair”, ed. 2024 (indetto dall’Associazione culturale Xenia Book Fair e dalla Leonida Edizioni), ed è arrivata tra i finalisti del concorso letterario “Pubblica il tuo libro”, ed. 2024 (indetto da Il Filo di Arianna Edizioni), potendo così far parte della raccolta antologica dei migliori autori concorrenti rappresentata in anteprima alla Frankfurter Buchmesse 2024.
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INTERVISTA A SARA BRAGHIN
Sara, ci racconti di lei al di fuori della scrittura e di quali passioni la accompagnano nella vita di tutti i giorni?
Mi piace sempre dire: assistente di studio odontoiatrico di giorno, frullatore di idee in funzione di notte. Vivo tra gli spazi interdentali, inseguo dentisti tra quelle nuvole in cui fluttua la loro testa, impacchetto e inforno strumenti. E faccio tappa al maneggio, appena posso, a chiacchierare con la mia cavalla dalla pernacchia facile, incasello fumetti di tutto il mondo nella mia libreria mai sufficientemente capiente, leggo storie sferzanti fino a tarda notte, la mia eterna colonna sonora è la musica rock.
Ho un marito paziente, due gatti appiccicosi e due galline pelose.
Lavora come assistente di studio odontoiatrico: un mestiere fatto di precisione, attenzione e cura. In che modo questa esperienza ha influenzato la sua sensibilità artistica?
Amo ascoltare. Storie, vite, aneddoti. Il mio lavoro, grazie ai pazienti, mi dona molti momenti di comprensione, di curiosità come di empatia. Amo osservare. Espressioni, emozioni, dinamiche. Ogni giorno mi intingo in uno scorcio di quotidianità che mi aiuta indubbiamente a spaziare, ma anche a creare personaggi dalle sfaccettature più disparate. I ritmi, le accortezze, la miriade di cerchi che a fine giornata devono essere chiusi, invece, mi insegnano ad avere tutto delineato e sotto controllo, proprio come all’interno di una trama complicata seppur coerente.
Quando e come è nata in lei la scintilla per la scrittura? Ricorda un momento preciso in cui ha sentito il bisogno di mettere le sue storie su carta?
Ero molto piccola, forse facevo le elementari. Mi ricordo che presi un quaderno e iniziai a scrivere la storia di questo draghetto che voleva essere un miscuglio tra Jurassic Park e Godzilla – scene cruente annesse, ovviamente. Oltre agli errori ortografici ci aggiunsi persino delle illustrazioni variopinte – il colore rosso era il predominante.
Da allora non mi sono mai fermata. Mi piaceva fantasticare di notte, compilare quaderni di giorno, finché non è arrivato il mio primo computer. I film sono sempre stati il trampolino di lancio della mia immaginazione, così come i cartoni, i videogiochi, i fumetti. Mi innamoravo di una trama, di una dinamica, di un personaggio e volevo a tutti i costi farne una mia versione, cambiando qualcosa, creando possibilità alternative.
Lei è appassionata di noir, pulp e fumetti di tutto il mondo: come si intrecciano queste influenze nella sua voce narrativa?
Adoro provare emozioni, non temo quelle forti, specialmente mentre leggo. Adoro dimenticarmi, a fine capitolo, libro, fumetto, che lo stessi facendo. Adoro che qualcosa mi faccia immedesimare fino a quel punto, nel bene e nel male. Adoro persino odiare alcuni personaggi, alcune situazioni, perché ritengo siano caratterizzati tanto da essere reali.
Ed è quello che vorrei trasmettere attraverso la mia scrittura, scene vive, irriverenza simile a un cerotto strappato senza preavviso. I fumetti mi aiutano a creare immagini, azione. Mi piacciono gli scontri, i combattimenti. Così come le espressioni. Il linguaggio dei fumetti è fenomenale, mi perdo nelle sottigliezze, fantastico sul come riproporle su carta per poterle descrivere accuratamente.
Quali sono stati i suoi primi tentativi di scrittura? E che ruolo hanno avuto i concorsi letterari nel farla crescere come autrice?
Ho preso parte a un forum di scrittori amatoriali, ho conosciuto tante persone come me molto interessanti, simpatiche e soprattutto disponibili. Ho partecipato ai loro contest, alle loro challenge, mi sono confrontata, divertita, ho imparato tanto e senza alcuna pressione, condividendo personaggi, storie, consigli.
I concorsi letterari mi hanno aiutata a mettermi in gioco, a crederci con spensieratezza e sobrietà, a imparare sempre quel qualcosa in più. Nel 2015 ne vinsi uno indetto da Ragnatela Editore con il mio racconto “Un altro giorno” che credo porterò sempre nel cuore.
Arriviamo al suo romanzo “Storia di una bugia”. Da dov’è nata l’idea?
Storia di una bugia nasce proprio da quel vecchio forum, con il titolo “Raccontami una storia”, attraverso una me acerba che possedeva solo tanti incipit e nessuna conclusione. Concept completamente differente, raffazzonato malamente in corso d’opera, eppure i personaggi sempre gli stessi, sebbene ancora sfocati.
Ecco, posso dire che Storia di una bugia nasca proprio dai personaggi, che sono sempre esistiti, che li ho sempre avuti ben chiari nella mente. Mi è sempre e solo bastato chiacchierare con loro chiedendogli, appunto, di raccontarmi la loro storia. Così come nasce dal finale, limpido sin dal principio anch’esso, che ho cercato di giustificare andando a ritroso, ricavando il motivo per cui i personaggi si sono ritrovati in quella data situazione. Il prologo di Storia di una bugia è infatti la scena finale da cui parte tutto.
I protagonisti – Jayden, Ethan, Wilbur e Vincent – hanno caratteri molto diversi tra loro. Quale l’ha impegnata di più?
Nessuno di loro particolarmente. Me li immaginavo che si sedessero a turno sulla sedia di fronte a me, chi con più spacconeria, chi con più imperturbabilità, e che mi vomitassero addosso ognuno la propria versione dei fatti come un fiume in piena. Un bla bla bla infinito, sembrava davvero non vedessero l’ora che qualcuno li ascoltasse parlar male degli assenti.
Scarlett è una figura femminile magnetica e misteriosa: chi rappresenta nella trama?
Il punto cardine. Leggasi il problema. Un sublime e affascinante problema che ha smosso cuori, e forse qualcos’altro di ancora più indomabile. Scarlett è la carta che se pescata al momento giusto ti fa vincere la partita. O perdere l’intera posta che ciecamente hai deciso di puntare su di lei. È stata la più insidiosa da rappresentare, perché completamente all’opposto di me, perché in eterno mutamento all’interno del libro. Perché fuori di testa.
Il libro unisce violenza, amicizia, passioni e contraddizioni: qual è il filo conduttore che lega questi elementi?
Forse è proprio la bugia stessa. La bugia che fa agire i personaggi, umanamente ed erroneamente, nel tentativo di nascondere le proprie insicurezze e paure, i propri sentimenti. Un agglomerato di parole non dette che se fosse uscito fuori fin dal principio avrebbe risparmiato loro parecchie sofferenze – e probabilmente annoiato a morte il lettore.
Quali altre storie vorresti raccontare e quale sogno coltivi come scrittrice?
Vorrei raccontare ancora di loro, di Jay, Ethan e Wil. Anzi, l’ho già fatto, in due file word affissi sul desktop del mio computer. Sono sequel, sì, ma solo in quanto a personaggi, ambientazioni e dal punto di vista cronologico, perché si possono classificare e leggere tranquillamente come degli stand alone, così come “Storia di una bugia” stesso lo è.
Posso anticipare di aver lasciato più spazio a Jayden in particolare, di averlo inesorabilmente catapultato in una trama più thriller e angst, di cui lui mi ha già sbraitato addosso le sue rimostranze – dandomi, nello specifico, della sadica psicopatica nei suoi confronti.
Il mio sogno è quello di riuscire a dare voce a ciascun mio personaggio, di emozionare con le loro vite sgangherate e di, perché no, magari ricavarne un fumetto prima o poi.
STORIA DI UNA BUGIA
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